Tre vittorie nelle prime quattro giornate, per il Cagliari, erano successe due volte in tutta la sua storia: nel 1969/70, l'anno dello scudetto di Gigi Riva, e nella stagione successiva. Sabato sera a Bergamo è diventata la terza. Pisacane in sala stampa ha detto che lottano per la salvezza e che il Cagliari lassù fa bene vederlo, soprattutto a chi c'era allora.
Dall'altra parte c'era un'Atalanta che per la prima volta in stagione aveva numeri da squadra che vince. E ha perso.
Il verdetto, prima dei numeri
Chi ha meritato? Meno netto di quanto dica il tabellone, e meno netto di quanto abbia detto Sarri a fine gara, parlando di una partita dominata e di un risultato figlio anche della sfortuna.
I gol attesi dicono 1,48 contro 1,31. Detto così sembra quasi un pareggio. Ma dentro l'1,31 del Cagliari c'è un rigore che da solo vale 0,76: su azione i sardi hanno prodotto 0,55 con 4 tiri, l'Atalanta quasi il triplo. I punti attesi, 1,43 a 1,27, danno un leggero vantaggio ai nerazzurri. È una partita che l'Atalanta meritava di non perdere, non una che meritava di stravincere.

Il numero: 3
Il Cagliari è entrato in area 3 volte in 90 minuti. Ne ha tirato fuori 2 gol e un terzo annullato per fuorigioco. È il dato che riassume la sua stagione: con 12 ingressi in area in 4 partite, 3 a gara, nessuna squadra di Serie A arriva in area meno spesso. Eppure ha 9 punti, gli stessi di Roma, Inter e Lazio, che hanno una partita in meno.
Il PPDA racconta la stessa scelta dall'altra parte del campo. È il numero di passaggi che una squadra lascia fare all'avversario prima di andarlo a disturbare, e il Cagliari sabato ne ha concessi 27,7. Vuol dire che non è andato a prendere l'Atalanta quasi mai: l'ha aspettata nella propria metà campo, con un blocco basso e stretto, e una linea difensiva che preferisce proteggere la profondità invece di salire.
Come si muovevano le due squadre
Sarri ha schierato il suo 4-3-3 con Kessié vertice basso, Samardzic ed Ederson mezzali, De Ketelaere, Scamacca e Rowe davanti. Il piano del Cagliari su quel centrocampo lo ha spiegato Pisacane stesso: nel primo tempo Kessié andava marcato a uomo, per togliere all'Atalanta il primo passaggio in uscita. Il prezzo era dichiarato. Con Fazzini che stringeva leggermente dentro per aiutare sul centro, la corsia di Bellanova restava aperta, e il Cagliari ha accettato di rischiare lì.
Il risultato si vede nei numeri del primo tempo: i tiri dell'Atalanta sono arrivati quasi tutti da lontano o da posizione defilata, per meno di mezzo gol atteso complessivo. Il possesso c'era, l'area no. La manovra di Sarri girava attorno al blocco senza trovare il corridoio centrale che il Cagliari aveva chiuso apposta.
Poi c'è l'altra metà del piano, quella che ha deciso la partita. L'arma del Cagliari è stata sempre la stessa: il pallone lungo alle spalle della linea difensiva nerazzurra. Al 19' Romano lancia sulla destra per Adopo, che mette in mezzo per Paul Mendy, classe 2007, che anticipa tutti di sinistro: 0,44 gol attesi, un'occasione vera. A inizio ripresa un altro lancio scavalca la difesa e Mendy segna di nuovo, ma parte da un passo oltre la linea. Al 61' è ancora un pallone lungo, una punizione di Romano da lontano: Deiola la prende di testa, Kolasinac la tocca con il braccio largo, Maldini dal dischetto spiazza Carnesecchi.
Tre azioni, tre palloni che vanno oltre la difesa invece di attraversarla. Pisacane l'ha detto in modo quasi tecnico: la linea a quattro dell'Atalanta non è ancora "sarriana", e loro hanno cercato di insidiarla. Dopo anni di difesa a tre e marcature a uomo, i nerazzurri stanno imparando a difendere in un altro modo, con la linea che sale e accorcia tutta insieme. Quando il movimento non è ancora sincronizzato, basta un lancio fatto bene.
E il gol dell'Atalanta è la conferma rovesciata. Non è arrivato dal possesso manovrato: al 41' Scalvini batte velocemente una punizione a metà campo, De Ketelaere parte palla al piede per vie centrali con il Cagliari ancora da sistemare, Scamacca calcia in diagonale e una deviazione fa il resto. L'unica volta in cui l'Atalanta ha trovato il blocco sardo scomposto, ha segnato.
Nella ripresa Pisacane ha cambiato di nuovo spartito, spostando Maldini e Adopo a schermare Kessié. L'Atalanta a quel punto ha smesso di girare palla e ha cominciato a rincorrere il risultato, e paradossalmente è diventata più pericolosa: nel secondo tempo ha prodotto più di un gol atteso, con l'occasione più grossa della serata capitata a Kessié all'82', 0,49, parata da Caprile.
Il contesto di stagione

Per l'Atalanta questa sconfitta arriva al contrario di come ci si aspetterebbe. Nelle prime tre giornate aveva raccolto 6 punti da 0,90 punti attesi: aveva battuto Sassuolo e Bologna in due partite in cui l'avversario aveva creato molto di più. Sabato, per la prima volta, ha prodotto più gol attesi dell'avversario, è entrata in area più volte che in qualsiasi altra gara, 11, e ha pressato più alto che mai, con un PPDA di 14,0 dopo tre partite sopra quota 18. Ed è la sera in cui ha perso.
Anche il Cagliari va letto con attenzione. 9 punti da 5,29 attesi, e un saldo fra gol attesi fatti e concessi negativo: 4,81 contro 6,92. Fra le quattro squadre a quota 9 è l'unica che concede più di quanto crea. In 4 giornate ha lasciato agli avversari 38 ingressi in area, quasi dieci a partita, e ne ha fatti 12.
Il punto onesto
Prima un limite dei nostri dati. Nella nostra lista mancano un paio di tiri dell'Atalanta: la somma delle conclusioni che abbiamo arriva a 1,41 gol attesi, il totale della partita è 1,48. Per questo i conteggi della prima grafica sono probabilmente corti, e la divisione fra primo e secondo tempo la diamo solo arrotondata. I totali di partita arrivano da un campo diverso e restano affidabili, e i gol ci sono tutti.
Secondo, la lettura opposta alla nostra, che è seria. Si può dire che la sfortuna di cui ha parlato Sarri non c'entri: un primo tempo con meno di mezzo gol atteso, contro una squadra che si chiude, non è sfortuna ma un problema di idee negli ultimi venti metri. E il Cagliari, con un gol annullato di un passo, poteva anche segnarne tre. In quella lettura il risultato è giusto e il numero dei gol attesi è gonfiato dall'assedio finale.
Terzo, il Cagliari e la sostenibilità. Vincere entrando in area 3 volte a partita funziona finché le poche occasioni sono buone e l'area propria regge. Concedere quasi 10 ingressi in area a partita, alla lunga, costa. Il modello oggi dice che il Cagliari ha quasi 4 punti in più di quelli che i numeri gli darebbero.
La nostra opinione è che le due cose stiano insieme. Il Cagliari non è fortunato: ha un piano preciso, preparato sull'avversario e cambiato durante la partita, e l'ha eseguito bene. Ma quel piano produce poco, e 9 punti da 5,29 attesi non sono una velocità di crociera. L'Atalanta invece ha giocato la sua partita più convincente e ne esce con zero punti, che è il modo più crudele per scoprire di essere sulla strada giusta.
Sabato 19 il Cagliari va a Udine, domenica 20 l'Atalanta va a Torino contro la Juventus. La domanda è una sola: quanto regge una squadra che entra in area tre volte a partita, e quanto ci mette una difesa a quattro a diventare di Sarri.
T.L.
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