La domanda era chi porta palla al posto di Ranocchia. La risposta è venuta a prendersela
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Analisi

La domanda era chi porta palla al posto di Ranocchia. La risposta è venuta a prendersela

Sotto di un gol al Castellani, e dieci minuti dopo era un'altra partita. Anche l'Empoli ha marcato a uomo come il Padova, ma stavolta il Palermo ha trovato l'uscita, e l'ha trovata perché Palumbo è andato a cercarsi il pallone dove nessuno poteva seguirlo. Ventotto tiri, quattro gol, primo posto da solo e sei giornate ancora senza perdere. Restano due rigori concessi, perché nessuno qui vuole raccontarvi favole.

Tre settimane fa, chiudendo il pezzo sul Padova, ci eravamo lasciati con una domanda precisa: quando l'avversario marca Ranocchia a uomo, chi porta palla al posto suo?

Al Castellani la risposta è arrivata, e non è quella che aspettavamo. Non è stato un centrale a condurre il pallone dentro il corridoio lasciato libero. È stato Antonio Palumbo a scendere a prenderselo lui, in una zona dove nessuno poteva seguirlo senza rompere il piano partita.

Da lì è venuto tutto il resto. E il resto, diciamolo senza fare i professori, è stata una delle mezz'ore più belle che questa squadra abbia messo insieme da quando è tornata quassù: sotto di un gol al 50', avanti di due al 69', ventotto tiri, quattro gol in trasferta, primo posto da solo e sei giornate senza ancora sapere cosa sia una sconfitta.

Poi ci sono i due rigori concessi, e ne parleremo, perché qui i conti si fanno anche quando si vince. Ma prima prendiamoci la serata: il Palermo è andato sul campo di una squadra che lo ha marcato a uomo, si è ritrovato sotto, e invece di innervosirsi ha alzato il baricentro e l'ha soffocata nella sua metà campo.

Andreoletti aveva preparato la stessa cosa di Calabro

Matteo Andreoletti era all'esordio sulla panchina dell'Empoli, e si è presentato con il 3-5-2 e l'idea che a Palermo funziona sempre per un po': uomo su uomo su tutti, lasciando libero solo il portiere.

All'inizio ha funzionato anche stavolta. Il Palermo provava a costruire con il 2+1, Ranocchia che scendeva fra Bani e Ceccaroni, e siccome ogni rosanero aveva addosso un toscano, l'unica uscita restava il pallone alto verso la trequarti. Palloni sporchi, seconde palle, niente gioco.

La differenza con il Barbera è quello che è successo dopo i primi minuti. Palumbo ha smesso di aspettare il pallone in avanti ed è venuto incontro a prenderlo, trovando una zona in cui l'Empoli non aveva nessuno assegnato a lui. Da lì in poi il piano degli avversari è diventato inutile: il regista era marcato, ma il gioco lo faceva un altro, e lo faceva con il campo davanti.

Il meccanismo che ha rotto la difesa a tre

Questa è la parte più interessante della serata, ed è una cosa nuova rispetto a settembre.

Palumbo ha cominciato a servire i corridoi laterali, ma con un movimento rovesciato: Johnsen e Vavassori si accentravano invece di allargarsi, lasciando la corsia esterna ai terzini. Il risultato è che i due esterni rosanero si ritrovavano uno contro uno con i braccetti dell'Empoli, cioè con i due difensori larghi di una linea a tre, che in quella posizione sono i più scomodi da difendere.

Mentre succedeva questo, Cassandro e Augello garantivano l'ampiezza, e il pallone poteva uscire pulito da qualunque parte. Il gol del pareggio nasce esattamente così, con Bani che si inserisce da destra e Pohjanpalo che prende la palla di prima.

Poi c'è il secondo strato, che è quello che ha fatto male davvero. Pohjanpalo veniva incontro, il centrale di mezzo dell'Empoli lo seguiva, e ai suoi lati si aprivano due vuoti. Dentro quei vuoti si infilavano Johnsen, Vavassori, Palumbo e Segre, a turno, senza un ordine prestabilito. È il sovraccarico sulla trequarti di centro-sinistra: tre uomini che ruotano nella stessa zona, e una difesa a cinque che non sa più chi prendere.

I due gol del vantaggio vengono da lì. Il 65' è una giocata fra le linee di Johnsen per Palumbo, che salta due uomini in area prima di calciare. Il 69' è l'inverso: filtrante di Palumbo per l'inserimento centrale di Johnsen.

La novità sui calci d'angolo

Vale la pena fermarsi un momento, perché riguarda una delle due cose che ci avevano preoccupato contro il Padova.

Il Palermo ha battuto i corner corti. Non per sfizio: serve a muovere il castello difensivo avversario, a farlo uscire dalla posizione comoda, e a creare la seconda palla da rimettere dentro con gli attaccanti già in movimento verso la porta. Contro il Padova avevamo concesso undici angoli e sofferto; a Empoli ne abbiamo battuti cinque contro uno e li abbiamo usati come arma.

È il segno che in queste due settimane di sosta si è lavorato, ed è anche il motivo per cui l'arma delle rimesse laterali lunghe, che si era spenta a settembre, adesso ha una sostituta.

La reazione, che è la cosa che più somiglia a una squadra vera

C'è un momento, in questa partita, che vale più di tutti gli schemi che abbiamo raccontato fin qui.

Al 50' l'Empoli va avanti su rigore. È la prima volta in campionato che il Palermo si trova sotto lontano da casa, dopo una sosta, contro una squadra che aveva preparato la gara per toglierti il pallone. È il momento in cui le squadre che non sono pronte si guardano negli occhi e cominciano a buttarla lunga.

Sette minuti dopo era 1-1. Quindici dopo era 1-2. Diciannove dopo era 1-3.

Inzaghi ha raccontato di essere stato disperato dopo il gol subito, e di non aver mai visto in carriera una partita così. Fategli lo sconto dell'enfasi, ma il punto resta: non è stata una reazione di nervi, è stata una reazione di gioco. Stessa idea di prima, fatta più velocemente e con più coraggio. Le squadre che vanno in Serie A sono quelle che sotto di un gol continuano a fare la stessa cosa, solo meglio.

Quello che non va, ed è sempre la stessa cosa

Due rigori concessi. E il modo in cui sono arrivati è esattamente il difetto che raccontiamo da un mese.

Quando Cassandro e Augello salgono a dare ampiezza, dietro restano i due centrali a coprire tutta la metà campo. L'Empoli ha capito subito e ha cominciato a mandare i quinti dentro quello spazio, con uscite lunghe e dirette sulle corsie. Il primo rigore nasce da uno di quegli inserimenti, con il tocco di mano di Ceccaroni rivisto al VAR.

Il secondo è ancora più doloroso, perché porta due volte la stessa firma. Ranocchia commette il fallo, Fortin para il tiro dal dischetto, e il rigore viene fatto ripetere perché Ranocchia era entrato in area prima del calcio. Alla seconda, dentro.

È il prezzo di una scelta, e va detto chiaro: la stessa ampiezza che ha permesso di segnare quattro gol è quella che lascia la porta aperta dietro. Non è un errore individuale, è il conto di come questa squadra decide di giocare. Inzaghi, a fine partita, l'ha ammesso a modo suo: siamo forti ma assolutamente non imbattibili.

Sei parate, due pali e una traversa

L'altro tema è la concretezza, e qui i numeri servono perché sono quelli che spiegano perché una partita dominata è rimasta in bilico fino all'88'.

Ventotto tiri, dieci nello specchio. Dall'altra parte, sei tiri in tutto.

Empoli e Palermo a confronto: tiri totali 6 contro 28, tiri nello specchio 2 contro 10, tocchi in area avversaria 11 contro 49, gol attesi 1,91 contro 4,91 Il modello di FotMob dà 4,91 gol attesi al Palermo contro 1,91: significa che, in media, quella prestazione vale cinque gol. Ne sono arrivati quattro, e sono arrivati tutti nel secondo tempo.

In mezzo c'è Devis Seghetti, che ha fatto sei parate e che il Corriere dello Sport ha votato 7 nonostante i quattro gol presi, miglior giocatore dell'Empoli. E ci sono i legni: Vavassori ha preso un palo e una traversa, Johnsen un altro palo. Il Giornale di Sicilia gli ha dato 7 scrivendo che meritava di più, ma che ha sprecato due contropiedi in superiorità numerica.

Inzaghi l'ha riassunta meglio di chiunque: dobbiamo essere ancora più concreti sotto porta per soffrire meno. Una squadra che tira ventotto volte e si ritrova sul 2-3 a dieci minuti dalla fine ha un problema, anche se poi vince.

Palumbo, e il coro unanime

Su una cosa sola le pagelle di sabato sono tutte d'accordo, ed è rarissimo.

Repubblica e Livesicilia gli hanno dato 8. La Gazzetta, il Corriere dello Sport e il Giornale di Sicilia 7,5. Nessuno ha scritto un rilievo. Un gol sotto l'incrocio, l'assist per Johnsen, la regia, il sacrificio: Antonio Palumbo ha fatto la partita che si chiede a un centrocampista quando il piano degli avversari è togliere il pallone a chi lo smista.

Accanto a lui, il voto che fa più piacere è quello di Tommaso Cassandro: primo gol con questa maglia, in pieno recupero, su un ribaltamento nato da un corner a sfavore e da un cross di Gabrielloni. È il quarto gol della serata, ed è anche la fotografia di come questa squadra fa male: tu attacchi, perdi palla, e dieci secondi dopo sei sotto di due.

Dove siamo

Sedici punti in sei giornate, primo posto da soli, ancora nessuna sconfitta. Quattordici gol fatti, cinque vittorie e un pareggio, e una squadra che fuori casa, contro chi la marca a uomo, ne segna quattro in quaranta minuti. L'Empoli è tredicesimo con sei punti e ha perso la terza di fila.

Non succedeva da un pezzo di guardare la classifica di sabato sera e trovarci lassù da soli, con questa roba qui dentro.

Inzaghi ha detto che sembrava una maledizione e che dopo il gol subito era disperato, e poi ha aggiunto la frase che conta: guai a parlare di fuga. Ha ragione, e non per scaramanzia. Il Mantova è a due punti, imbattuto pure lui, e sabato alle 17:15 ci andiamo a giocare in casa loro.

Che è il modo più rapido per dire quanto vale davvero quello che abbiamo visto al Castellani. Contro una squadra che ti marca a uomo e poi si chiude, il Palermo ha trovato la soluzione e l'ha ripetuta quattro volte. Contro la seconda della classe, in trasferta, la domanda sarà un'altra: con i terzini così alti e due centrali soli dietro, Inzaghi accetterà di concedere ancora quello che ha concesso a Empoli?

Perché a Empoli, alla fine, sono bastati sei tiri per fare due gol.

T.L.

Si ringrazia Giuseppe Stagno per la relazione tecnico-tattica su cui è costruita questa analisi.


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