Fiorentina-Torino 1-2: il Torino ha creato una sola occasione, e l'ha segnata
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Analisi

Fiorentina-Torino 1-2: il Torino ha creato una sola occasione, e l'ha segnata

Sette tiri, 0,77 gol attesi, e settanta centesimi di quel totale in una conclusione sola: quella di Che Adams all'82'. Il Torino ha vinto al Franchi costruendo una vera occasione in novanta minuti. La Fiorentina ne aveva avute due nel primo minuto di gioco, e dopo il terzo minuto non ha più prodotto un tiro che valesse più del 12%. È la terza sconfitta su tre: non succedeva dal 1935-36.

Il verdetto, prima dei numeri

Al Franchi, davanti a 21.785 spettatori, la Fiorentina ha perso 1-2 con il Torino. Pellegrino aveva segnato a inizio ripresa; Mandragora, ex viola, ha pareggiato al 74' con un tiro da venticinque metri; Che Adams ha ribaltato tutto all'82'.

È la terza sconfitta in tre giornate. Alla Fiorentina non capitava dal 1935-36, e quella squadra di novantun anni fa in tre partite aveva subito sette gol: questa ne ha subiti nove.

Il risultato racconta una crisi. I numeri della singola partita raccontano qualcosa di più preciso, e più scomodo.

Fiorentina-Torino 1-2: il confronto statistico completo con gol attesi, grandi occasioni, tiri, tiri in porta, ingressi in area e pressing

Una sola occasione

Il Torino ha battuto sette conclusioni in tutta la partita, per 0,77 gol attesi.

Di quei 0,77, 0,54 stanno in un tiro solo: il gol di Adams all'82'. Settanta per cento del pericolo prodotto dal Torino in novanta minuti sta in un'azione.

Le altre sei conclusioni granata valgono, insieme, 0,23. La più pesante è il gol di Mandragora: 0,024. Poco più di due centesimi. Un tiro da venticinque metri che, in media, finisce in rete due volte su cento — e le fonti di cronaca concordano sulla dinamica: pallone recuperato da Comert su Pellegrino, Mandragora controlla e calcia da fuori, De Gea battuto.

Il Torino, in altre parole, ha creato una occasione vera e l'ha segnata. Poi ne ha aggiunta un'altra che non era un'occasione ed è entrata lo stesso.

Il minuto migliore della Fiorentina è stato il primo

Dall'altra parte il conto è diverso, ed è peggiore di come sembra.

La Fiorentina ha tirato quattordici volte per 1,36 gol attesi. Ma le sue due conclusioni migliori arrivano entrambe al primo minuto: il destro di Mastantuono respinto da Perri (0,32) e la ribattuta di Njie (0,29). Insieme fanno 0,61, cioè il 45% di tutto quello che la Fiorentina ha prodotto in novanta minuti.

Dopo il terzo minuto, il tiro più pericoloso della Fiorentina vale 0,123. Dodici centesimi: la conclusione di Atta al 58'. Non un'occasione, un tentativo.

Il gol di Pellegrino, quello che sembrava aver sbloccato la giornata, vale 0,051. Anche quello, come il pareggio di Mandragora, è un tiro che di solito non entra.

Tre gol in questa partita, e nessuno dei tre è un gol "normale": due sono finalizzazioni improbabili, il terzo è l'unica occasione costruita davvero.

Come si muovevano le squadre

Abbiamo letto quattro analisi tattiche. Non sono d'accordo praticamente su niente, e il motivo è interessante.

Grosso, secondo chi lo ha studiato, è un allenatore prudente senza palla. Tactical Football Analysis, in un'analisi del suo Sassuolo di fine aprile, descrive una squadra che alterna 4-3-3 e 4-4-2 a seconda dell'altezza del blocco, difende a zona, protegge i corridoi centrali e — testuale — invece di aggredire in alto preferisce concedere lo spazio davanti alla propria struttura. Il pressing è selettivo, non continuo: si esce sull'uomo solo quando scatta un innesco, tipicamente il pallone che va sull'esterno.

Domenica la Fiorentina ha avuto un PPDA di 15,1: un intervento difensivo ogni quindici passaggi avversari. Coerente con quel ritratto. Il problema è che alla seconda giornata, contro il Frosinone, il PPDA era 4,4 — cioè un pressing forsennato — e alla prima, a Roma, 19,1. Tre partite, tre squadre diverse.

E qui arriva la seconda fonte, che spiega perché. Daniele Manusia sull'Ultimo Uomo, il giorno prima di questa partita, ha scritto che Grosso «non solo non ha trovato il modo di far giocare insieme i molti talenti a sua disposizione, ma è sembrato in confusione»: Atta spostato dall'esterno sinistro alla mediana fra la prima e la seconda giornata, due terzi del centrocampo cambiati fra Roma e Frosinone. E ha isolato un dettaglio che vale più di una statistica: Mastantuono che serve una palla in profondità a Pellegrino, il quale resta fermo perché non è un centravanti da profondità. Due nuovi acquisti che non parlano la stessa lingua.

Il Torino, invece, ha una struttura riconoscibile — ma non quella che era stata annunciata. Le presentazioni di stagione descrivevano Abate come un allenatore di «intensità e pressing a tutto campo». L'analisi tattica di Torino-Milan della prima giornata racconta il contrario: i granata si sono difesi in un 5-4-1 a blocco medio, con il passaggio sull'esterno come innesco del pressing e cinque uomini contro due attorno al pallone, per intrappolare l'avversario sulla linea laterale.

Il PPDA di 8,6 di domenica non contraddice quel ritratto, come si potrebbe pensare. Il PPDA conta gli interventi difensivi per passaggio avversario: un blocco medio che ogni volta scarica cinque uomini sul portatore ne produce moltissimi senza pressare alto. Pressare tanto e pressare alto non sono la stessa cosa, e questa partita è un buon esempio della differenza.

La nostra lettura, che è un parere e non un dato. La Fiorentina non ha perso perché è stata dominata: gli ingressi in area sono tre a quattro, nessuna delle due ha vissuto nell'area dell'altra. Ha perso perché in ottantasette minuti non è riuscita a costruire una singola occasione da più di dodici centesimi, mentre il Torino, che di occasioni ne ha costruita una, l'ha trasformata. Se una squadra tira quattordici volte senza mai arrivare davanti alla porta, il problema non è il coraggio: è che nessuno sa dove deve andare.

Il contesto di stagione

Sommando le tre giornate, la Fiorentina avrebbe meritato 3,13 punti attesi e ne ha zero. Il Torino ne avrebbe meritati 3,12 e ne ha tre. Due squadre che, secondo il modello, hanno giocato quasi identicamente male: una è ultima e contestata, l'altra ha "sbloccato la stagione".

C'è però una cosa che va detta subito, perché smonta la lettura più comoda. La Fiorentina non è la squadra più derubata della Serie A. Abbiamo controllato tutte e venti: il Bologna ha zero punti da 4,69 attesi in due partite, il Monza uno da 5,60, il Venezia zero da 3,80. La Fiorentina è la quarta, non la prima.

E soprattutto: il fallimento davanti alla porta non è nuovo. Nella sua guida di agosto all'Ultimo Uomo, Dario Saltari scriveva che nella stagione scorsa «solo il Pisa retrocesso ha segnato meno della Fiorentina rispetto agli xG creati»: 35 gol da 45,29 attesi, dati Hudl Statsbomb, rigori esclusi. Quest'anno sono un gol da 3,46 in tre partite. È lo stesso difetto, con altri undici giocatori e un altro allenatore.

Il punto onesto

Tre giornate non sono una stagione. I punti attesi su tre partite hanno un margine di errore enorme, e lo diciamo mentre li usiamo. Se leggete "avrebbe meritato tre punti", leggete anche "con un campione da nulla".

Non sappiamo dirvi con che modulo abbiano giocato. I dati Opta pubblicati da ANSA danno Fiorentina 4-3-3 e Torino 3-1-4-2. Toro News, a fine gara, scrive 4-3-2-1 e 3-5-1-1. Sono letture diverse degli stessi ventidue uomini. I moduli sono etichette, e chi ve li dà come fatti vi sta semplificando la vita.

Il minuto del primo gol. ANSA lo colloca al 2' della ripresa, altre fonti al 48'. Non essendoci accordo, abbiamo scritto "a inizio ripresa". I minuti di Mandragora (74') e Adams (82') sono invece confermati da più fonti; Understat, come sempre, li dà un minuto prima.


Il conto fra risultati e prestazioni lo teniamo aggiornato nel Meritometro. Chi vuole i numeri grezzi, senza il racconto attorno, li trova nella Nerd Zone.