Foto: forzaq8 from kuwait, kuwait · CC BY 2.0 · Wikimedia CommonsLa Juventus ha tirato nove volte e non è mai arrivata a un'occasione
Alla fine hanno tirato nove volte per parte. Le nove della Lazio valgono 0,82 gol attesi e hanno prodotto tre gol. Le nove della Juventus ne valgono 0,60 e hanno prodotto i fischi dello Stadium.
Ma il dato che racconta la serata non è lo scarto fra i due totali. È un altro, e sta dentro la colonna bianconera: in novanta minuti, il tiro più pericoloso della Juventus valeva 0,14. Una palla aerea di Kolo Muani all'82', che in media entra una volta su sette. Sopra quella cifra, in tutta la partita, non c'è niente.
Nove tiri e nessuna occasione
La Juventus ha avuto il pallone e ha avuto anche il campo: 8 ingressi in area contro 4, cioè è arrivata al limite dei sedici metri il doppio delle volte dell'avversario. Quello che non ha mai avuto è un'occasione.
Le due conclusioni finite nello specchio della porta valgono, sommate, 0,04 gol attesi: meno di un ventesimo di gol, in una partita intera, da parte della squadra che tre giorni prima aveva vinto in Spagna. L'occasione di cui si è parlato è quella del 55', quando Woltemade era appena entrato e ha calciato di piattone a lato da 0,13: la seconda conclusione più pericolosa della serata bianconera.

Non è una novità assoluta. Contro le squadre che si chiudono, questa Juventus tende a girare il pallone attorno all'area invece che dentro: un possesso perimetrale, pulito a vedersi e sterile nei numeri. Con la Lazio è successo per novanta minuti di fila, e la differenza è che stavolta davanti non c'era una squadra che si chiudeva e basta.
La catena di sinistra, come da copione
Gattuso nel dopopartita non ha parlato di episodi. Ha parlato di un meccanismo: «Tavares e Zaccagni hanno qualità, è la nostra catena che sta funzionando. Posso essere contento degli 8 gol arrivati dalla catena di sinistra: l'avevamo preparata così».
I conti tornano, e tornano dentro questa partita. Il primo gol al 37' nasce da un angolo tagliato di Zaccagni: Provstgaard stacca fra Bremer e Lucumì e batte Vicario. Vale 0,32, ed è l'unica conclusione dell'intera serata, da una parte o dall'altra, sopra i tre decimi. Il secondo al 66' nasce dall'altro uomo della catena: Nuno Tavares, che parte terzino e viene dentro, pesca Isaksen sul secondo palo. Il sinistro del danese vale 0,06, cioè entra una volta su diciassette.
Il terzo, all'89', è il contropiede che questa Juventus concede da sempre quando si sbilancia: Pinamonti serve Dele-Bashiru, che brucia Bremer e chiude. 0,29.
Tre gol per 0,67 gol attesi complessivi. Meno di quanto valga un rigore. Un calcio d'angolo e due ripartenze, cioè esattamente le due situazioni in cui una squadra che tiene palla e non segna è più scoperta.
E qui c'è il dettaglio che ribalta la lettura facile: su azione la Juventus ha prodotto più della Lazio, 0,59 contro 0,47. La differenza sta tutta nel resto. Da palla ferma la Lazio ha costruito 0,35, la Juventus 0,01. E delle conclusioni arrivate nello specchio della porta, quelle biancocelesti valevano 0,67 e sono entrate tutte e tre.
Quello che Spalletti ha messo sul tavolo
C'è un contesto, e il tecnico bianconero lo ha detto subito, senza nasconderlo dietro la tattica. Giovedì la Juventus era a Vigo per l'Europa League, ha vinto 2-1 con il gol di Kolo Muani al 92' ed è rientrata alle quattro e mezza di notte. Spalletti, squalificato dopo Cagliari e sostituito in panchina da Domenichini, ha cambiato sei titolari.
«Siamo stati lenti di gambe e testa. Se arrivi tardi poi non ci sono tattiche, sistemi di gioco», ha detto. Ed è una lettura onesta, che però spiega una cosa sola: perché la Juventus sia arrivata seconda su ogni pallone. Non spiega la forma delle occasioni. Perché i tiri da fuori contro la difesa schierata, le conclusioni da 0,02 e la mancanza totale di palle nell'area piccola non sono stanchezza, sono un modo di attaccare: in sette giornate la Juventus ha prodotto 12,21 gol attesi, settima in Serie A, dietro anche al Sassuolo.
I due estremi del campionato si sono incontrati
La cosa più strana di questa partita è che ha messo di fronte le due squadre che in Serie A stanno più lontane da quello che meritano, e le ha mandate nella direzione in cui stavano già andando.
La Juventus ha 11 punti e ne ha meritati 15,72. Ha subito 8 gol a fronte di 3,73 gol attesi concessi, che è di gran lunga il dato migliore del campionato, e in sette partite non ha mai permesso a un avversario di arrivare a un solo gol atteso: il massimo concesso è 0,96 al Sassuolo. Gli ingressi in area subiti sono 26, meno di chiunque altro in Serie A. Nei cinque campionati principali nessuno concede meno gol attesi: il secondo, il Bayern, sta a 5,66. In classifica è ottava, a otto punti dalla vetta.
La Lazio ha 19 punti e ne ha meritati 11,58. Ha subito 4 gol a fronte di 9,52 attesi. È prima insieme all'Inter.
Qui va detta la cosa che il nostro modello non misura. Si può leggere la stagione bianconera come una rapina continua, ed è quello che dicono i numeri. Ma una squadra che in due mesi prende tre gol da 0,82 e altri da palla inattiva e contropiede ha un problema vero in due situazioni che i gol attesi pesano poco, e la Lazio quelle due situazioni le ha preparate apposta. Se a dicembre il conto è ancora questo, il problema è nostro e non loro. Se invece la Juventus comincia a vincere 1-0 le partite in cui concede 0,40, allora il modello aveva ragione e stava solo aspettando.
Sabato alle 20:45 la Lazio ospita il Parma all'Olimpico. La Juventus va a Lecce domenica, e il 1° novembre allo Stadium arriva il Napoli, che questo fine settimana ha perso una partita ancora più difficile da spiegare.
T.L.
Il verdetto partita per partita è nel Meritometro. Per chi vuole i modelli e non i titoli, c'è la Nerd Zone.