Frattesi ha scritto -21 e ha ragione. Ma il numero che spiega la Lazio è un altro
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Analisi

Frattesi ha scritto -21 e ha ragione. Ma il numero che spiega la Lazio è un altro

A inizio stagione i bookmaker quotavano la retrocessione biancoceleste fra 28 e 50, e l'esonero di Gattuso era arrivato a 3,00. Oggi la Lazio è prima con 19 punti. I nostri numeri dicono che ne ha meritati 11,58, il distacco più largo della Serie A, e che quasi tutto il regalo sta in un posto solo: fra i pali. Lo dice anche Gattuso, con parole sue.

Domenica sera, dopo il 3-0 all'Allianz Stadium, Davide Frattesi ha pubblicato una storia su Instagram con due caratteri dentro: -21.

Diciannove punti in classifica, quaranta la quota salvezza tradizionale, ventuno di distanza. Era una risposta a chi, ad agosto, aveva messo la Lazio nel gruppo delle squadre che avrebbero lottato per non retrocedere, e come risposta è impeccabile. Quelle previsioni erano sbagliate, e lo erano già allora.

Il punto è che anche il modo in cui oggi si racconta questa Lazio sta usando lo stesso metodo di allora, solo girato dall'altra parte. Quindi vale la pena mettere giù i numeri.

19 punti, 11,58 meritati

La Lazio è prima a pari merito con l'Inter. Nella classifica dei punti attesi, quella che somma partita per partita quanto vale una prestazione, è settima.

Diciannove punti contro 11,58, cioè uno scarto di 7,42: il più largo della Serie A. Dietro ci sono il Cagliari a 6,97 e il Frosinone a 5,58, cioè due squadre di cui nessuno sta scrivendo che sono rinate.

Punti veri e punti attesi della Lazio: gol fatti, gol subiti e punti a confronto con quello che dicono i numeri

Dentro quello scarto, però, c'è una cosa interessante. L'attacco non c'entra quasi niente: 14 gol segnati contro 12,07 attesi, un più 1,93 che in sette giornate è rumore di fondo. Tutto il resto, cioè quasi tutto, sta dall'altra parte del campo.

Quattro gol subiti su 9,52

In sette partite la Lazio ha subito 87 tiri, ha concesso 9 grandi occasioni e ha preso 4 gol, a fronte di 9,52 gol attesi concessi.

Cinque gol e mezzo risparmiati, il secondo dato più alto del campionato dopo il Cagliari. E qui va detta subito una cosa, perché non significa che la difesa sia un colabrodo: 9,52 gol attesi concessi in sette giornate sono più o meno quelli dell'Inter, che sta a 9,64, e del Milan, che sta a 9,18. La Lazio concede quanto le altre davanti, e prende metà dei gol.

Il nome di quella metà è Christos Mandas.

Il portiere greco a giugno era praticamente partito. Tiago Pinto lo avrebbe riscattato al Bournemouth, ma gli inglesi non gli garantivano il posto; si erano mosse Fiorentina e Juventus. È rimasto perché Gattuso si è opposto alla cessione e lo ha convinto che restando sarebbe diventato protagonista. Al Penzo, sullo 0-0, ha parato un rigore a Yeboah. Dopo sei giornate solo Caprile del Cagliari aveva preso meno gol di lui.

Non è una critica alla Lazio, è una descrizione. Un portiere che para più del previsto è un vantaggio reale e produce punti veri, che restano in classifica anche quando il rendimento torna normale. È solo la cosa che, fra tutte quelle che una squadra fa, torna normale più in fretta.

La cosa che nessuno si aspetta: lo dice Gattuso

Qui arriva la parte che rende questo pezzo meno antipatico di come sembra.

Dopo Venezia-Lazio, vinta 2-0 in una partita in cui i lagunari avevano prodotto 1,85 gol attesi contro 1,77, il suo allenatore ha detto questo: «Oggi ci è andata anche bene, perché abbiamo sbagliato l'interpretazione della partita. Se il Venezia fosse andato all'intervallo sul 2-0 non avrebbe rubato niente. Siamo stati molto fortunati». E ancora: «Eravamo troppo lunghi e a ogni palla persa subivamo delle imbucate».

Non c'è un modello statistico al mondo che lo avrebbe detto meglio. L'allenatore della capolista, nella settimana del suo primo posto, ha descritto esattamente il meccanismo che i nostri numeri misurano.

E non è stata l'unica volta. «La classifica oggi non conta. Se vogliamo sorprendere dobbiamo fare le cose per bene», ha aggiunto nella stessa occasione. Quando gli hanno ricordato che i bookmaker lo davano come primo esonerato della Serie A, la risposta è stata altrettanto asciutta: c'è gente che con le cuffie davanti a uno schermo si sente giornalista, l'importante è non leggere niente e credere in quello che si fa.

Quello che invece non è fortuna

Sarebbe disonesto fermarsi qui, perché dentro questa partenza ci sono tre cose costruite, non capitate.

La prima è la catena di sinistra. Gattuso l'ha rivendicata dopo Torino con una precisione che gli allenatori raramente si concedono: otto gol arrivati da lì, l'avevamo preparata così. Nuno Tavares parte terzino e viene dentro, Zaccagni tiene la fascia, e il primo gol alla Juventus nasce da un angolo tagliato dello stesso Zaccagni mentre il secondo porta la firma di Tavares. Due reti su tre dalla corsia che era stata disegnata per quello.

La seconda è Davide Frattesi, cioè l'uomo del -21. Ha segnato 3 gol su 10 tiri, da posizioni che ne valevano 1,91. È il miglior marcatore della squadra, ed è esattamente il tipo di giocatore che serviva a un allenatore che ha chiesto ai suoi di riempire l'area con più uomini possibile: non il rifinitore, l'incursore che arriva da dietro quando la palla è già dentro.

La terza è il lavoro sui giocatori che c'erano già. Belahyane, che Gattuso ha spostato da mediano di rottura a regista basso, nei primi giorni di ritiro andava nel suo ufficio a chiedere scusa perché non si reggeva in piedi. Noslin, che era diventato una punta di complemento, oggi è un attaccante che svaria. Tavares è alla stagione più continua da quando è in Italia. Nessuna di queste tre cose è una moneta lanciata in aria.

E c'è un dato che le riassume: dei 14 gol della Lazio, 12 arrivano su azione. Questa squadra non campa di calci piazzati e di episodi, segna giocando.

Allora cosa dicono davvero i numeri

Che la Lazio, in questo momento, vale 1,65 punti a partita, che su trentotto giornate fanno 63 punti.

Sessantatré punti, l'anno scorso e negli anni prima, sono la zona delle coppe europee. Non sono la salvezza di cui parlavano ad agosto e non sono lo scudetto di cui si parla adesso. Sono una buona squadra, costruita senza soldi, che sta giocando sopra la propria rosa e che ha un portiere in forma.

La previsione che ci prendiamo, e che torneremo a verificare, è questa: nelle prossime sette giornate la Lazio subirà più di 4 gol. Probabilmente fra 8 e 10, se la quantità di tiri concessi resta questa. Non è un augurio, è il funzionamento della cosa: 87 tiri subiti con 4 gol è un ritmo che nessuno tiene per una stagione.

Le sette partite della Lazio: punti presi e punti meritati, giornata per giornata

Guardate la prima colonna del grafico. A Bologna, alla prima, la Lazio ha vinto 1-0 una partita che valeva 0,47 punti attesi: il Bologna aveva prodotto 2,06 gol attesi contro 0,81. Tre punti presi dove il gioco ne dava mezzo. Da sola, quella giornata vale un terzo di tutto il vantaggio accumulato.

E se avessero ragione loro

La lettura opposta esiste, ed è giusto darle spazio invece di fare finta di niente.

I gol attesi misurano male due cose, e sono proprio le due in cui questa Lazio è forte: i palloni messi in area a ripetizione, dove il valore si costruisce sul caos e non sulla singola conclusione, e la capacità di una squadra di difendere la propria area con i corpi. Nove grandi occasioni concesse in sette partite sono poche, e quelle non le para nessuno se prima non le hai evitate.

C'è poi un argomento che non è statistico e conta lo stesso. Una squadra che ha perso i suoi migliori giocatori per tre anni, con duemila abbonamenti rinnovati su trentamila e la curva vuota per protesta, sta vincendo sei partite su sette. Gattuso ha raccontato che se non ci fossero stati tutti quei casini alla Lazio non sarebbe mai venuto. Quel genere di cose, nel calcio, muove risultati che nessun modello vede.

Quindi: la previsione resta quella sopra, ma se a dicembre la Lazio è ancora lì con 4 o 5 gol subiti, il problema è del nostro modello e non loro.

Il -21 andava scritto

Frattesi ha ragione a sfottere, e noi siamo dalla sua parte su una cosa precisa: chi ad agosto dava la Lazio per spacciata non stava guardando i numeri, stava guardando il bilancio e le facce.

Il punto è che chi oggi la dà per scudettata sta facendo lo stesso errore all'incontrario, e fra sei mesi quelle due categorie di persone si saranno scambiate di posto senza accorgersene.

Sabato alle 20:45 all'Olimpico arriva il Parma. Il modo più rapido per capire quanto di questa Lazio resterà è guardare una cosa sola: quante conclusioni concede e quante ne para Mandas. Perché finora, in sette giornate, sono 87 e 26.

T.L.


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