Al novantaquattresimo ero in piedi come tutti. Palla che rimbalza fuori dall'area, Augello che non ci pensa un secondo, sinistro al volo, angolino. Sei punti su sei, primi in classifica, una cosa che a questa squadra non riusciva da una sessantina d'anni.
Poi lunedì mattina uno si siede e guarda i numeri, perché è il mestiere.
Quel tiro, da quella posizione, entra tre volte su cento.
Non lo scrivo per rovinare la festa. Lo scrivo perché è la cosa più bella del gol: Augello l'ha calciata dieci volte meglio di quanto quella posizione permettesse. Il valore misurato sulla conclusione è dieci volte quello della posizione da cui è partita. Non è stata fortuna, è stato un gesto tecnico enorme.
Il problema arriva quando smetti di guardare quel gol e guardi tutti gli altri.
Quattro gol, poco più di un gol atteso
| Gol del Palermo in campionato | Quanto valeva il tiro | |---|---| | Johnsen, prima giornata | 0,23 | | Johnsen, ad Arezzo | 0,80 | | Ranocchia, ad Arezzo | 0,08 | | Augello, 90+4' | 0,03 | | Totale | 1,14 |
Quattro gol nati da conclusioni che, messe insieme, ne valevano poco più di uno.
Tradotto: stiamo segnando da posti dai quali normalmente non si segna. Due volte su quattro con tiri che valgono meno di un decimo di gol.
È divertente. Fa vincere le partite. Non è una cosa su cui si costruisce un campionato, perché nessuno tira così per trentotto giornate.
Da dove arrivano davvero questi gol
Guardate il primo e il terzo e vi accorgete che sono la stessa azione.
Rimessa laterale all'altezza dell'area. Inzaghi la fa battere come se fosse un calcio d'angolo, con cinque o sei uomini dentro. I difensori dell'Arezzo si mettono male, respingono corto, e sulla seconda palla arriviamo sempre noi prima. Primo gol: rimessa da sinistra dentro l'area piccola, tocco di Bani, acrobazia di Johnsen. Terzo gol: palla dentro, respinta al limite, e c'è Augello.
È una cosa allenata benissimo. Va detto, perché è merito.
Adesso il numero.
Dei 2,01 gol attesi che il Palermo ha prodotto ad Arezzo, 0,97 arrivano da palla ferma. Quasi la metà. E su azione manovrata, quella in cui costruisci, muovi la palla, cerchi lo spazio, la partita è finita 1,04 per noi contro 1,06 per l'Arezzo.
Sotto di due centesimi. Contro una neopromossa. In una partita che abbiamo vinto.
Questo è il dato che mi ha tolto il sorriso. La squadra costruita per stravincere la Serie B, in novanta minuti di gioco aperto, ha fatto quanto l'Arezzo. Abbiamo vinto perché battiamo meglio le rimesse laterali.
E poi ci sono le fasce
Qui non serve nessun modello, basta aver guardato la partita.
L'Arezzo ci ha attaccato le corsie sempre in due, terzino più esterno oppure mezzala più esterno. Ogni volta il nostro centrale doveva uscire là fuori a difendere in inferiorità, aspettando che il terzino tornasse giù dalla posizione alta in cui si trovava perché stava costruendo. E quando invece il terzino restava basso, se lo prendevano uno contro uno.
Tutti e due i gol dell'Arezzo nascono lì. Non è sfortuna, è un buco.
La causa sta più indietro. Quando andiamo a pressare, esce uno dei tre di centrocampo sul difensore avversario, e a coprire Sala, che è quello che comanda il gioco dell'Arezzo, resta il solo Pohjanpalo. A quel punto le mezzali non possono più raddoppiare sull'esterno. L'Arezzo salta la pressione con un lancio sulla fascia, e da lì noi rincorriamo.
Poi ci sono le cose che fanno più male perché sono individuali. Sul gol di Cianci, Ceccaroni guarda la palla e non l'uomo. Augello e Pierozzi passano la serata a inseguire Arena e Tavernelli che rientrano dentro il campo. E la linea a quattro, sui cambi di gioco, non scivola: arriva sempre un attimo dopo, e messa male.
Sul 2-2 siamo passati a cinque dietro. Giusto, ma tardi: a quel punto l'Arezzo ci era entrato dentro e non lo fermavamo più. Abbiamo vinto lo stesso, con una rimessa laterale.
I numeri dicono la stessa identica cosa che dicono gli occhi. L'Arezzo ha vinto 49 duelli contro 36 e il 61% di quelli aerei. Ha battuto nove corner contro quattro. Da neopromossa. In casa contro di noi.
E c'è un dato che spiega perché la partita si è giocata così tanto sulle fasce: il Palermo ha completato 16 lanci lunghi su 41, cioè il 39%. L'Arezzo 41 su 63, il 65%. Il piano di uscire palla al piede con Perin che allarga i centrali e poi cerca gli esterni, tre volte su cinque ci ha semplicemente restituito il pallone all'avversario.
Pohjanpalo
Ottantadue minuti. 0,04 gol attesi.
Non è un errore di battitura. È il nulla.
L'anno scorso ha fatto 24 dei nostri 58 gol, il 41 per cento, con una precisione sotto porta doppia rispetto a quella della squadra. Quest'anno lo stiamo usando per venire incontro alla palla, fare da collante fra il centrocampo e gli esterni, e poi rientrare in area ad attaccare il cross. Ci arriva tardi e ci arriva stanco.
Lui è un uomo d'area. Deve stare là dentro, in quel casino, a spingere e a farsi spingere. Lì fa male a chiunque in questo campionato. Fuori da lì è un altro giocatore, ed è un giocatore che non ci serve.
Due giornate, zero gol, sei punti in classifica. Finché segnano gli altri va benissimo. Ma l'anno scorso il gioco passava da lui, e adesso è la parte di squadra che il gioco non sta raggiungendo.
Le cose che invece funzionano
Non voglio fare il processo a una squadra prima in classifica. Due cose funzionano davvero.
Johnsen e Vavassori. Quando la palla arriva a loro sull'esterno, l'uomo lo saltano per davvero. Hanno la tecnica e hanno la gamba, e in questo campionato è una merce rara. Strefezza per ora gira intorno al campo cercando la posizione giusta, ma è questione di condizione: quel giocatore lì non si discute.
E poi Ranocchia. Il secondo gol nasce da lui che si allarga sulla fascia al posto di Segre, riceve, rientra e la mette sotto l'incrocio. Da quella parte del campo sembra un altro giocatore, più vivo, più dentro le cose. Non so se sia una soluzione o un caso. Ma se fossi Inzaghi ci proverei di nuovo.
Una nota su chi conta i numeri
Piccola cosa, ma è giusto dirla.
Il possesso palla di questa partita, a seconda di dove lo leggete, cambia di sedici punti. FotMob e Flashscore danno il Palermo al 57%. La cifra che gira citando Sky dà il Palermo al 41%, cioè ribalta la partita.
Non esiste un numero ufficiale. Il possesso lo si può contare come tempo di controllo effettivo del pallone o come percentuale di passaggi completati, e vengono fuori risultati lontanissimi. Vale lo stesso per i gol attesi: ogni fornitore ha il suo modello.
Quindi quando qualcuno vi dà un xG con due decimali e ve lo racconta come una verità rivelata, sta vendendo una precisione che quel dato non ha. Quello che tiene è la direzione, non la virgola.
Il punto onesto
Due giornate sono due giornate, e chi ad agosto tira conclusioni definitive sta tifando, non analizzando. Lo dico per primo di me stesso.
Detto questo, una cosa la so, e non riesco a non saperla: abbiamo sei punti da due partite che ne valevano meno. Quattro gol da 1,14 di gol attesi. Metà della produzione di Arezzo generata dalle palle ferme. Il gioco aperto in parità con una neopromossa. Le fasce aperte come una porta di casa.
La lettura opposta esiste ed è legittima, e me la tengo lì. Duemilauno di gol attesi in trasferta contro una squadra che pressa non sono pochi. Quattro grandi occasioni create fuori casa nemmeno, e averne sbagliate tre è il tipo di cosa che si sistema da sola. Se continuiamo a crearne quattro a partita, i gol arrivano anche senza i tiri da tre centesimi.
Quale delle due sia quella vera non lo dice la classifica di stamattina. Lo dice lunedì sera al Barbera con la Sampdoria, e ci sono tre cose da guardare.
Se i terzini restano soli quando la squadra sale. Se a Pohjanpalo arriva finalmente un pallone dentro l'area invece che spalle alla porta a trenta metri dalla porta. E se i gol continuano ad arrivare dalle rimesse laterali.
Perché le rimesse laterali sono un'arma vera, e in questa Serie B nessuno le prepara come le prepara Inzaghi. Ma un campionato non l'ha mai vinto nessuno senza saper far male anche a porte aperte.
Poi per carità: siamo primi, e domenica sera ero in piedi pure io.
T.L.
