Il Barbera esaurito, la capolista che se ne va, e 3 gol nati tutti dalla stessa parte del campo. Il primo è il manuale di questa squadra, il secondo è un'arma che nessuno prepara come Inzaghi. Poi Corradi ha mosso un pezzo, e per mezz'ora abbiamo avuto paura.

Al Barbera lunedì sera c'erano 33.196 persone: 16.196 biglietti e 17.000 abbonamenti. Più di un abbonato ogni due spettatori, in Serie B, di lunedì, per una partita che comincia alle 20.30 e finisce con la curva che canta la capolista se ne va.

Inzaghi ha detto che mancava dal 2018, che erano più di 3.000 giorni. È vero, e anche di più: 3.000 giorni prima di lunedì è il 21 giugno 2018, estate piena, campionato fermo, nessuno in vetta a niente. L'ultima volta vera sta ancora più indietro.

Godiamocela. Poi però questa partita ha una forma precisa, e vale la pena guardarla da vicino.

La partita che il Palermo ha scelto di giocare

Il Palermo non è andato a prendere la Sampdoria a casa sua. È rimasto in un blocco medio, ha lasciato che i blucerchiati si prendessero il pallone e ha aspettato, alzandosi ogni tanto a strappi, senza mai farne un assedio.

Ha una logica, e la si capisce guardando cosa ha davanti. La Sampdoria attacca con Tutino che viene incontro a fare da sponda e Sinani e Insigne che partono nello spazio: è un tridente che vive di campo aperto. Andarli a pressare alti significa esporsi al passaggio verticale che ti salta la linea e ti lascia la difesa scoperta contro tre che corrono. Inzaghi quel regalo non l'ha fatto.

Così la Sampdoria ha avuto il pallone, e con il pallone si è allungata. Ha alzato i centrali, ha alzato le mezzali, ha svuotato la propria metà campo, che per una squadra abituata a stare corta e compatta è un vestito scomodo. Si vedeva che non era il suo mestiere.

Il Palermo lì dentro ha fatto la cosa più semplice: recuperava e usciva dritto sulle fasce, con il lancio o appoggiandosi a Pohjanpalo che veniva incontro a fare da sponda per chi partiva in corsa.

Gol attesi prodotti e gol segnati: il Palermo 1,82 e tre reti, la Sampdoria 1,25 e una

Alla fine sono 1,82 gol attesi contro 1,25. Non un abisso, e ci torniamo alla fine. Ma i tre gol non sono capitati per caso: sono nati tutti e tre dalla stessa parte del campo.

Il primo gol è il manuale

Il 90% di quello che questa squadra prova in settimana sta dentro il gol del 9'.

Il Palermo attacca a sinistra: il 44% del gioco passa da quella parte, contro il 22% dal centro. Johnsen stringe verso l'interno e si porta dietro Di Pardo. Nel corridoio che si apre entra Augello in sovrapposizione profonda, e se l'esterno della Samp non rientra fino in fondo lì sono due contro uno.

Augello arriva sul fondo e crossa. Il destinatario naturale è Pohjanpalo, che attacca il primo palo e si porta via la marcatura. Non ci arriva. Ma dietro di lui, dal lato opposto, sta entrando Strefezza, partito largo a destra e arrivato in area dalla parte che nessuno stava guardando. Di prima intenzione, dentro.

Sovraccarico a sinistra, punta che pulisce lo spazio, inserimento a fari spenti dal lato debole. Quando una squadra segna il gol che si allena, l'allenatore ha fatto il suo mestiere.

E la stessa azione racconta il problema della Sampdoria: sui cross dentro l'area non aveva riferimenti. Prendere insieme le corse degli attaccanti e gli inserimenti delle mezzali richiede gente che sappia chi marcare, e lunedì quella gente non c'era.

Il secondo, e i centimetri che mancavano

Al 33' Augello prende il pallone per la rimessa all'altezza dell'area e la batte come fosse un corner, con mezza squadra dentro. Di Pardo devia, Pohjanpalo si gira in un metro e batte Vindahl.

Non è un caso che finisca così. La Sampdoria si era presentata senza Ravanelli e senza Viti, cioè senza i due difensori veri sul piano aereo, schierando Gartenmann e Delli Carri. In area i centimetri li avevamo noi, e Inzaghi lo sapeva prima di scendere in campo.

I 7 gol del Palermo divisi per come sono nati

Ed è la terza volta in 3 giornate. 7 gol in campionato, 6 marcatori diversi, e 3 di quei 7 nascono da una rimessa laterale battuta dentro l'area: 2 ad Arezzo, adesso questo. Nessuno in questa Serie B le prepara così.

È un'arma vera, che vale punti. Ed è anche una cosa da tenere d'occhio, perché 3 su 7 è tanto, e un campionato non l'ha mai vinto nessuno senza saper far male anche a porte aperte.

Che poi a batterla sia Augello, che alla Sampdoria ci ha giocato, è una di quelle cose che i numeri non registrano e il Barbera sì.

Poi Corradi ha mosso un pezzo

Dall'altra parte non c'erano degli sprovveduti.

Per tutto il primo tempo la Sampdoria era salita uomo su uomo sui nostri quattro difensori, con il mediano a chiudere la linea di passaggio interna. Quando Hernani si allineava con Pohjanpalo il nostro 4-2-3-1 diventava un 4-4-2 senza nessuno fra le linee, e il pallone dentro non passava.

Poi Corradi ha alzato una mezzala accanto a Tutino.

Sembra una modifica da niente, e invece gli cambia la partita in mano. Con due mediani puri davanti alla difesa, il Palermo si è ritrovato un uomo in più da inseguire proprio dove non poteva permetterselo. Ha cominciato a rincorrere, e fra la difesa e il centrocampo si è aperto uno spazio che prima non c'era. Tutino ha cominciato a girare lì dentro, e Bani e Ceccaroni hanno passato una mezz'ora scomoda.

Al 63' il conto è arrivato: combinazione Tutino-Verschaeren, il belga prende la traversa, Insigne arriva prima di tutti sulla respinta e la mette dentro a porta vuota.

Verschaeren è la mezzala che era stata alzata. Il gol che abbiamo preso è esattamente il gol che Corradi stava costruendo da un'ora. Quel gol non è sfortuna. È una linea che deve ancora imparare a muoversi insieme.

La mezz'ora che dice una cosa nuova

Qui la partita poteva morire, e nelle ultime due stagioni sarebbe morta.

Sul 2-0 il Palermo si era già abbassato e si era fatto frenetico, e lo ha ammesso Inzaghi per primo. Ad Arezzo, dopo il 2-2, la squadra era finita dentro la propria area a difendersi. Lunedì no: dopo il gol subito ha ripreso il pallone ed è andata a cercare il terzo.

All'83' entra Gabrielloni al posto di Pohjanpalo, ed è una scelta precisa: un centravanti fisico da buttare dentro quando l'avversario è stanco e sbilanciato. Quattro minuti dopo è già di testa su corner, e Vindahl deve fare una grande parata.

Poi, al 94', il terzo. Sinistro piazzato di Palumbo dal limite, servito da Johnsen.

E indovinate da che parte nasce l'azione. Sempre da sinistra: tutta la serata è passata da lì.

Quello che ancora non va

Detto questo, non è tutto a posto.

I terzini restano soli. Quando Augello sale, e Augello sale sempre, alle sue spalle non c'è nessuno. La Sampdoria lo sapeva e ci ha provato tutta la sera: palla recuperata, verticalizzazione immediata in quel corridoio, Sinani in profondità o Di Pardo che si sovrappone. Lunedì è andata bene perché stando bassi le occasioni per farlo erano meno, ma il buco non è chiuso, è solo nascosto, e in campo aperto torna fuori.

Pierozzi ha sofferto, e va detto che aveva davanti Lorenzo Insigne, che in questa categoria è un lusso. Resta il fatto che è la seconda partita di fila in cui quella corsia va guardata con attenzione. Cassandro, entrando, ha portato la gamba che lì serviva.

E poi c'è Pohjanpalo, a cui il pallone dentro l'area arriva solo da fermo. Ha segnato, ed è il primo gol in campionato dopo i 3 di Coppa Italia. Ma nel gioco aperto continuiamo a usarlo 30 metri più indietro, a fare da sponda, e poi gli chiediamo di rientrare ad attaccare il cross. Si vedeva che arrancava. Un uomo d'area va messo dentro l'area.

Il punto onesto

La Sampdoria ha prodotto 1,25 gol attesi, ha preso una traversa e ha avuto due o tre situazioni per rimetterla in piedi. In un'altra serata quella partita finisce 2-2. Quando Corradi dice che il risultato è bugiardo non sta cercando scuse: sta guardando la stessa partita da un'altra sedia, e non è del tutto fuori strada.

Noi abbiamo fatto 3 gol da 1,82, ed è la seconda giornata di fila in cui raccogliamo più di quello che produciamo. Prima o poi il conto si pareggia.

Però 3 vittorie su 3, 7 gol, 6 marcatori diversi e 5 successi di fila contando la coppa non capitano per caso. Dietro, a 7 punti, ci sono Mantova, Südtirol e Ascoli; la Sampdoria è ferma a 1, con 6 gol subiti in 3 partite.

Resta la nota storta della serata, ed è l'unica cosa che preoccupa davvero: Strefezza fuori al 21' per un problema muscolare subito dopo aver segnato, e Hernani cambiato all'intervallo.

Su Hernani si gioca parecchio di quello che succede domenica. Perché il piano di lunedì reggeva anche su di lui: un centrocampista box-to-box che copriva le spalle ai due mediani e impediva alle mezzali avversarie di trovare l'uomo libero. Senza, quel meccanismo perde un pezzo.

Domenica alle 15 si va al Partenio, contro l'Avellino di Nesta. Lì capiremo se lunedì abbiamo visto una squadra che sa cambiare pelle, o una serata riuscita di un allenatore in fiducia.

Intanto siamo primi da 3.000 giorni a questa parte, e lunedì sera al Barbera ero in piedi anche io.

T.L.


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