Palermo-Juve Stabia 1-0: la domanda a cui questa partita non ha risposto
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Palermo-Juve Stabia 1-0: la domanda a cui questa partita non ha risposto

Tre punti, porta inviolata, trentaduemila al Barbera. Ma i dati dicono una cosa che nessuno ha scritto: le grandi occasioni sono quattro a una, e non erano del Palermo. Questa squadra è costruita per difendere un vantaggio, e domenica il vantaggio è arrivato al 4'. La domanda vera è cosa succede il giorno in cui non arriva, e su quella la prima giornata non ci ha detto niente.

Il verdetto

Partiamo da una cosa che non è un dato: domenica sera, quando Johnsen ha messo dentro quel pallone dopo quattro minuti, al Barbera abbiamo esultato come tutti. Chi scrive è tifoso del Palermo prima che analista, e la gioia per una vittoria all'esordio non si analizza, si prende e basta.

Poi arriva il lunedì, si aprono i numeri, e comincia l'altro mestiere. È qui che nasce questo pezzo, e la premessa è importante: quello che segue non toglie niente a domenica sera. Tre punti alla prima, porta inviolata, trentaduemila persone: chi dice che sono pochi non ha mai visto una stagione di Serie B partire male.

Detto questo, i numeri raccontano una partita un po' diversa da quella che avete letto in giro. E la lettura che ne diamo è una lettura, non una sentenza: alla fine dell'articolo trovate anche quella opposta, con argomenti seri, perché su novanta minuti nessuno ha la verità in tasca.

La nostra, per come la vediamo da questa parte, è questa: domenica il Palermo ha fatto esattamente ciò per cui è costruito, e non ha mai dovuto dimostrare di saper fare altro. È una vittoria vera e meritata. Ma è anche una partita che lascia aperta la domanda più importante della stagione.


Le formazioni

Palermo (4-2-3-1): Fortin; Cassandro, Bani (capitano), Ceccaroni, Augello; Ranocchia, Segre; Vavassori, Hernani, Johnsen; Pohjanpalo. Allenatore: Filippo Inzaghi.

Juve Stabia (4-3-3): Boer; Ricciardi, Bettella, Bellich, Scuderi; Battistella, Buglio, Pierobon; Patanè, Candellone (capitano), Piscopo. Allenatore: Pietro De Giorgio.

Arbitro Collu di Cagliari, 32.106 spettatori. Joronen fuori per infortunio, Palumbo squalificato: in porta va Fortin, arrivato in prestito dal Lens tre settimane fa, all'esordio assoluto in rosanero.

Vale la pena guardare quella formazione per quello che è. Due mediani puri davanti alla difesa, Ranocchia e Segre, e tre giocatori di rifinitura alle spalle di un centravanti che attacca l'area. Non è una squadra pensata per tenere il pallone: è una squadra pensata per essere solida, aspettare l'errore e colpire. Tenetelo a mente, perché è la chiave di tutto quello che è successo dopo.


Il gol: quattro minuti, e una conclusione che di solito non entra

Minuto 4: Johnsen, su assist di Pohjanpalo.

L'azione parte da settanta metri. A recuperare palla nella propria metà campo è Pohjanpalo, e un centravanti che rientra fin lì non lo fa per caso. Invece di appoggiarla alza la testa e lancia Johnsen in profondità, tagliando fuori tutta la difesa ospite con un pallone solo. Johnsen controlla in corsa, entra in area e la mette dentro di destro, rasoterra e angolato.

E qui arriva il primo numero che vale la pena conoscere. Quel tiro valeva 0,23 gol attesi. Tradotto: da quella posizione, in quella situazione, un attaccante segna poco più di una volta su quattro.

Vale la pena fermarsi un secondo su quel numero, perché corregge il racconto che avete letto in giro. Quasi tutte le cronache parlano di un "tu per tu con Boer", ma un uno contro uno pulito col portiere vale in media il doppio, intorno a 0,40 o 0,45. Un valore di 0,23 dice un'altra cosa: che fra Johnsen e la porta c'era più traffico di quanto le cronache lascino intendere, con un difensore ancora in gioco sulla traiettoria. Il modello non vede la partita, conta le posizioni: e le posizioni dicono che quella conclusione era più difficile di come è stata raccontata.

Cosa ne ricaviamo? Due letture, ed è onesto tenerle entrambe sul tavolo.

La prima, generosa: Johnsen è un finalizzatore, ha fatto meglio della media perché sa farlo, e chi esegue un gesto tecnico pulito una volta lo sa ripetere. Le valutazioni gli hanno dato il voto più alto o quasi a seconda del fornitore, 8,5 per uno, 7,9 per un altro, dove però condivide il primato con il proprio portiere.

La seconda, più fredda: tre volte su quattro quella palla non entra, e il Palermo si ritrova a fare la partita che non gli riesce meglio. Non è una critica a Johnsen, è un promemoria su quanto sia sottile il confine su cui si è deciso tutto il resto della serata.

Noi propendiamo per una via di mezzo, e ve lo diciamo apertamente: è stato un gol di qualità in una situazione statisticamente sfavorevole. Bello e non ripetibile ogni domenica.


Il primo tempo: venti minuti persi e dieci da applausi

C'è un grafico che spiega questa partita meglio di qualunque tabella, ed è quello del momentum, la misura, minuto per minuto, di chi sta spingendo. Vale la pena leggerlo, perché racconta un primo tempo in tre atti che dal tabellino non si vede.

Atto primo: il gol, e basta. Palermo avanti al 4', poi quasi più niente.

Atto secondo, ed è quello che conta: dal 10' al 30' circa il grafico è quasi tutto della Juve Stabia. Venti minuti in cui gli ospiti hanno spinto, il Palermo si è abbassato e la partita è stata più loro che nostra. Non è una sensazione da tifoso ansioso sugli spalti: è quello che il dato registra. In quella fase arrivano le due conclusioni di Candellone, al 17' su servizio di Pierobon con deviazione di Ceccaroni in angolo, e al 22' di testa su cross dalla fascia, con Fortin che risponde.

Atto terzo: gli ultimi dieci minuti. Qui il grafico si capovolge e le barre del Palermo diventano le più alte di tutta la partita. È la finestra in cui il Barbera ha visto la versione migliore di questa squadra, e per un attimo è sembrato che potesse finire lì.

Al 35' Pohjanpalo colpisce di testa e Boer risponde. Tre minuti dopo arriva la sequenza più pericolosa dei rosanero: al 38' Ranocchia calcia di sinistro da fuori area, servito da Hernani, e prende in pieno la traversa; il pallone torna in campo, Pohjanpalo ci arriva ancora di testa sulla respinta, e il portiere salva un'altra volta.

Se una sola di quelle tre conclusioni entra, la partita cambia genere. Sul 2-0 la Juve Stabia deve aprirsi, e contro una squadra che aspetta e riparte quello è il regalo migliore. È l'unico vero rimpianto della serata, ed è un rimpianto di finalizzazione, non di gioco.

E qui c'è il primo segnale di quello di cui parleremo più avanti. Il Palermo ha segnato prestissimo e poi, per venti minuti, ha smesso di fare la partita, senza però mai andare in affanno vero. È il comportamento di una squadra a cui il vantaggio basta, e che non ha fretta di raddoppiare.


La ripresa: il momento in cui la partita è cambiata ha un nome

Il secondo tempo si apre ancora con i rosanero vicini al raddoppio: al 50' Vavassori calcia da dentro l'area e un difensore salva sulla linea, con Boer battuto. Poi la gara si capovolge, e a capovolgerla non è Inzaghi.

Al 64' escono Ranocchia e Vavassori, cioè i due che avevano prodotto le occasioni migliori, per Estévez e Strefezza. Tre minuti più tardi De Giorgio manda in campo Karic, e da lì in poi la Juve Stabia gioca un'altra partita.

Il momento più alto arriva all'83': Karic serve Patanè al centro dell'area, sinistro, palo pieno con Fortin battuto. Trentaduemila persone hanno trattenuto il fiato insieme. Poi sei minuti di recupero giocati quasi per intero nella metà campo del Palermo.

C'è un numero che fotografa quel finale meglio di qualunque aggettivo: quattro ammoniti nel Palermo, uno solo nella Juve Stabia. Cassandro nel recupero del primo tempo, Segre subito dopo l'intervallo, Augello al 62', Gyasi all'88' tre minuti dopo essere entrato. Quando fermi l'avversario con il fallo tattico, è perché non riesci più a fermarlo con il gioco.


I numeri della partita

Palermo-Juve Stabia 1-0: il confronto statistico completo, con gol attesi, grandi occasioni, tiri, possesso, parate, falli e ammonizioni


La cosa che non leggerete negli altri resoconti

Guardate la riga evidenziata in rosa nella grafica. Grandi occasioni: una del Palermo, quattro della Juve Stabia.

Una "grande occasione" è una situazione in cui un giocatore avrebbe ragionevolmente dovuto segnare. Domenica sera gli ospiti ne hanno costruite quattro. Il Palermo una.

E ce n'è un secondo, di numero, che completa il quadro. Le statistiche avanzate misurano i gol evitati dai portieri, cioè quanto uno para in più rispetto a quello che ci si aspetterebbe dai tiri che affronta. Il conto dice: Fortin +0,51, Boer +0,08. Il portiere del Palermo, all'esordio assoluto, ha salvato mezzo gol in più del previsto. Con una nota che ridimensiona tutto: il Palermo ha appena preso Mattia Perin dalla Juventus, e domenica prossima in porta ci sarà quasi certamente lui. Fortin ha vinto la partita e perso il posto nel giro di due giorni.

Mettete insieme i due dati e ottenete la lettura che secondo noi conta davvero.

Il Palermo ha segnato una conclusione che entra una volta su quattro e ha protetto quel vantaggio grazie a un portiere che ha fatto mezza rete meglio della media. Entrambe cose eccellenti. Nessuna delle due, però, è un piano: sono prestazioni sopra la norma, e le prestazioni sopra la norma non si programmano per trentotto giornate.

E qui sta la domanda a cui questa partita non ha risposto. Questa squadra è costruita per prendere il vantaggio e poi difenderlo: due mediani, meno possesso dell'avversario, ventuno falli, densità e ripartenza. Domenica il vantaggio è arrivato al quarto minuto, cioè prima che dovesse dimostrare qualsiasi altra cosa.

Che aspetto ha questo Palermo all'ora di gioco sullo 0-0? Non lo sappiamo. Non perché non sia capace: perché domenica non gliel'hanno chiesto. È la domanda che ci portiamo alla seconda giornata, ed è secondo noi la più importante di tutte.


E adesso la lettura opposta, che ha argomenti seri

Sarebbe comodo fermarci qui, con la nostra bella tesi in mano. Ma chi guarda le partite per mestiere impara presto una cosa: la lettura che ti convince di più è quasi sempre quella che non hai ancora provato a smontare.

Quindi proviamo a smontarla. Tutto quello che avete appena letto si può ribaltare, e con ragionamenti che stanno in piedi.

Primo: "grandi occasioni" non è un dato oggettivo. È una classificazione che ogni fornitore fa a modo suo, e la soglia fra "grande occasione" e "buona occasione" è una scelta, non una misura. Quattro contro una fa impressione, ma su una partita sola la differenza fra 4-1 e 3-2 può dipendere da come qualcuno ha etichettato due conclusioni.

Secondo: concedere occasioni mentre difendi un vantaggio è quello che si fa. Una squadra avanti 1-0 al 70' non deve avere il pallone: deve avere le distanze. Se il piano è chiudere gli spazi e ripartire, allora un finale passato nella propria metà campo non è un cedimento, è il piano che va avanti fino al fischio. Con questa lettura, i quattro ammoniti non sono un allarme ma un costo previsto.

Terzo: gli xG dicono 1,21 contro 1,04. Sono vicini, e su novanta minuti una differenza così piccola non separa niente. Chi volesse sostenere che è stata una partita sostanzialmente pari, e che il Palermo l'ha vinta perché è stato più efficace nel momento che contava, avrebbe i numeri dalla sua.

Quarto, e non è poco: è una partita sola. Qualunque cosa scriviamo oggi, noi compresi, è una fotografia di novanta minuti su millequattrocento che verranno.

Noi restiamo della nostra idea, e cioè che il conto delle grandi occasioni sia un segnale da tenere d'occhio più della classifica. Ma se fra un mese il Palermo sarà primo concedendo poco e vincendo stretto, avremo avuto torto, e lo scriveremo.


Pohjanpalo, decisivo senza segnare

C'è un modo pigro di raccontare la sua partita: il centravanti non ha segnato, quindi serata anonima. È esattamente il contrario.

Suo il recupero da cui nasce il gol, suo il lancio che manda Johnsen davanti al portiere, sua una delle conclusioni più pericolose del primo tempo. Tre dei momenti che hanno deciso la partita passano da lui, e nessuno finisce sul tabellino.

Questo, per come la vediamo, è il dato più incoraggiante della serata, più del risultato. Una squadra che dipende da un solo goleador è fragile per costruzione: basta un infortunio e resti senza armi. Se invece quel goleador crea anche per gli altri, la dipendenza si attenua. Domenica Pohjanpalo ha fatto il regista dell'unico gol e ha impegnato il portiere due volte.

Una partita non basta per dire che il problema è risolto. Ma è il tipo di serata che, se si ripete, cambia il profilo di rischio di tutta la stagione.


È l'anno di Johnsen?

Non lo sappiamo, e diffidate di chi ve lo dice dopo novanta minuti.

Quello che possiamo dire è più circoscritto e più utile. Il gol non è nato da un rimpallo: attaccare la profondità sul lancio e chiudere l'uno contro uno col portiere sono gesti allenati. È partito titolare nel tridente alle spalle di Pohjanpalo, con Vavassori e Hernani, e Inzaghi gli ha chiesto esattamente quello che ha fatto.

Poi c'è il contesto, e ignorarlo sarebbe raccontarvi una favola. Il colpo più costoso del mercato estivo, Gabriel Strefezza dall'Olympiacos, contratto fino al 2030, è arrivato proprio in quella zona di campo, ed è entrato al 64' al posto di Vavassori. La concorrenza c'è, è forte, ed è stata pagata per giocare.

Va detto però che domenica il suo ingresso non ha lasciato traccia: 5,8 in pagella, il voto più basso di tutti i ventotto giocatori scesi in campo. Un dato solo, di una partita sola, e per giunta di un giocatore entrato a gara in corso in una fase in cui il Palermo stava arretrando. Ma se il ballottaggio sull'esterno lo si decide sul campo, la prima puntata l'ha vinta Johnsen.

Il bilancio ragionevole: Johnsen ha aperto la stagione nel modo migliore possibile e si è guadagnato la fiducia. Da qui in poi conta la continuità, non l'esordio.


Cosa guarderemo alla seconda giornata

Non la classifica, che dopo una partita non dice nulla. Tre cose.

Quante grandi occasioni concede. È il numero da cui parte tutta la nostra lettura, ed è anche quello su cui possiamo sbagliarci: se alla seconda e alla terza scende a una o due, il campanello che abbiamo suonato era un falso allarme, e saremo contenti di dirlo.

Cosa succede se non segna presto. È la domanda rimasta aperta. Il giorno in cui il Palermo si troverà sullo 0-0 al sessantesimo capiremo molto più di quanto abbiamo capito domenica.

Se Fortin regge. Un portiere che all'esordio salva mezzo gol più della media è una notizia bellissima. Ma è anche un rendimento che pochi mantengono. Se lo mantiene, il Palermo ha risolto un problema. Se non lo mantiene, quei quattro contro uno diventeranno gol.


Una cosa, per chiudere, e vale più di tutte le tabelle di sopra.

Guardare le partite con questi strumenti cambia il modo in cui le si legge, non il modo in cui le si vive. Domenica sera al Barbera si è esultato per un gol al quarto minuto e si è trattenuto il fiato all'ottantatreesimo, e nessun numero di questa pagina toglie un grammo a quelle due sensazioni. Il tifo è la parte bella, ed è il motivo per cui siamo tutti qui.

L'analisi arriva dopo, serve a un'altra cosa: a capire in anticipo quello che il campo dirà fra due mesi. A volte conferma la festa, a volte la raffredda. Domenica la raffredda un po', ma solo il lunedì, e solo per chi ha voglia di guardare più in là del risultato.

Poi, se alla decima giornata il Palermo sarà primo e avremo avuto torto, saremo i primi a esserne contenti. Anche questo fa parte del mestiere.

T.L.


Sulle fonti. Formazioni, cronaca, minuti, ammonizioni, sostituzioni e spettatori sono stati verificati incrociando ANSA, Sky Sport, Tuttosport, Corriere dello Sport, FotMob, il circuito Flashscore, il tabellino ufficiale della Juve Stabia e diverse testate locali. I dati avanzati, gol attesi, grandi occasioni, gol evitati dai portieri, valutazioni, sono stati controllati su tre fornitori indipendenti: FotMob, il circuito Flashscore e Sofascore. Su xG, grandi occasioni, tiri, parate, angoli, falli e ammonizioni concordano tutti. Divergono di un punto sul possesso (47-53 per Sofascore, 46-54 per FotMob) e sulle valutazioni dei giocatori, che ogni fornitore calcola con una scala propria: dove le usiamo, lo diciamo.

Dove le fonti divergono lo diciamo. Il gol è dato al 4' da tutte le fonti dati e al 5' dal tabellino ospite. La traversa di Ranocchia è collocata fra il 36' e il 38': abbiamo scelto il 38' della cronaca minuto per minuto di FotMob, che assegna a Hernani l'assist, ed è probabilmente da lì che è nata la confusione di alcune testate, che hanno attribuito la traversa a Hernani anziché a Ranocchia. Il palo di Patanè oscilla fra l'82' e l'83'.

Una precisazione doverosa. La Serie B non è coperta dal motore di barsport, che calcola i propri numeri sui cinque grandi campionati europei. I dati avanzati di questo pezzo sono quindi citati da fornitori terzi, non prodotti da noi, e le classificazioni come "grande occasione" seguono i loro criteri, non i nostri. Per i campionati che copriamo davvero ci sono il Meritometro e la Nerd Zone, dove ogni cifra è calcolata in casa e potete rifare i conti voi.