Venezia e Fiorentina si sono presentate al Penzo con lo stesso bilancio: tre partite, tre sconfitte, zero punti. È finita 2-4, e a deciderla sono stati due tiri di Mastantuono che il nostro modello valuta 0,061 gol attesi in tutto. Dietro quei sessanta secondi però c'è un meccanismo preciso: la Fiorentina di Vanoli ha smesso di rincorrere il pallone, e il Venezia ha continuato a pressare dentro il vuoto che si lasciava alle spalle.

Venerdì sera al Penzo si sono presentate due squadre con lo stesso identico bilancio: 3 partite, 3 sconfitte, 0 punti. La Fiorentina ci arrivava dopo aver segnato 1 gol in 270 minuti e dopo aver esonerato Fabio Grosso, con Paolo Vanoli richiamato in panchina e mille tifosi viola scesi in laguna a vedere come sarebbe andata. Il Venezia ci arrivava da ultimo in classifica, in una serata che a Sant'Elena aveva già l'aria dello scontro diretto giocato a settembre.

Novanta minuti dopo una delle due aveva 3 punti e 4 gol fatti. L'altra è ancora ferma a zero, unica in Serie A insieme al Genoa.

Il verdetto, prima dei numeri

La Fiorentina ha vinto una partita che meritava di vincere, e conviene dirlo subito perché il resto del pezzo servirà a complicare questa frase. 3,13 gol attesi contro 1,03. 16 ingressi in area contro 6. 19 tiri contro 11, con la metà dei viola arrivati già prima dell'intervallo. Non è un 2-4 rubato in contropiede a chi stava spingendo, è una partita in cui una squadra ha avuto costantemente più campo dell'altra.

Il punto è come ha trasformato quel campo in gol. Perché lì dentro c'è una serata che non si ripete e un meccanismo che invece può ripetersi benissimo.

Confronto statistico fra Venezia e Fiorentina: gol attesi 1,03 contro 3,13, ingressi in area 6 contro 16, PPDA 6,3 contro 17,3

Il numero della partita: 0,061

Al 22' era avanti il Venezia. Busio apre per Akor Adams, conclusione sul palo lontano. Vale 0,09 gol attesi, cioè un tiro che in media entra meno di una volta su dieci. È anche il primo tiro nello specchio della partita per i padroni di casa.

Poi arrivano i sessanta secondi. Al 29' Franco Mastantuono pareggia con un sinistro rasoterra da fuori area. Al 30' rifà esattamente la stessa cosa. I due tiri, messi insieme, valgono 0,061 gol attesi: 0,025 il primo, 0,036 il secondo. Tradotto: il modello stima che la prima conclusione entri circa una volta ogni 40 tentativi, la seconda circa una ogni 28. Sono partite entrambe, a un minuto di distanza, dalla stessa zolla di prato, poco oltre i 20 metri dalla porta di Stankovic.

Per dare la misura: in quei sessanta secondi la Fiorentina ha prodotto meno pericolo statistico di quanto ne avesse prodotto John Yeboah da solo al 7', con una testa da 0,42 su palla inattiva finita fuori. Quella era l'occasione più grossa della serata per il Venezia. È rimasta l'unica.

Il terzo gol viola, invece, vale quello che sembra. Al 66' Fagioli lancia Mateo Pellegrino, entrato da tre minuti al posto di Beto, e l'argentino parte in contropiede: 0,40 gol attesi, un'occasione vera, l'unica delle quattro costruita e finita come da manuale. All'84' Mastantuono chiude la tripletta su una palla che gli torna addosso al limite, e all'86' Hainaut segna il 2-4 su cross di Haps quando la partita era decisa da un pezzo.

Come si muovevano le due squadre

Vanoli si è presentato con un 4-2-3-1 che la Fiorentina non aveva mai usato, spostando Arthur Atta sulla trequarti. Dietro di lui Ndour e Fagioli a protezione, davanti Beto punto di riferimento centrale, Njie a sinistra a cercare il fondo, Mastantuono a destra con il permesso di accentrarsi. Fagioli ha toccato 78 palloni, più di chiunque altro in campo, e ha fatto il regista basso che l'anno scorso, con lo stesso allenatore, era stato la scommessa vinta.

Il dato che spiega tutto il resto però è un altro, ed è il PPDA: quanti passaggi una squadra lascia fare all'avversario prima di andarlo a disturbare. Fiorentina 17,3, Venezia 6,3. La Fiorentina, cioè, ha scelto di non pressare quasi mai. Ha lasciato il pallone al Venezia, si è compattata, e ha aspettato. Nelle prime tre giornate aveva alternato: 19,1 a Roma, 4,4 contro il Frosinone, 15,1 con il Torino. Venerdì ha scelto la versione più paziente, e per la prima volta in stagione ha fatto male.

Il Venezia di Stroppa ha fatto il contrario, come lo fa sempre: 5,5 di PPDA alla prima, 4,6 a Frosinone, 6,3 venerdì. Un 3-5-2 che alza i due mediani sul portatore e manda avanti gli esterni, Hainaut e Sagrado, per chiudere il campo largo. Funziona finché il primo pressing morde. Quando salta, alle spalle resta esattamente il tipo di spazio che si è visto tutta la sera: il limite dell'area sguarnito e le mezzali ancora in corsa nell'altra metà campo.

Quello spazio è il gol di Mastantuono. Il movimento è sempre lo stesso, e ripetuto nel giro di un minuto diventa quasi una dimostrazione: Jiménez si sovrappone esterno e tiene fermo l'esterno di centrocampo veneziano, l'argentino stringe dentro sul sinistro, e trova venti metri liberi davanti a sé dove un 3-5-2 con i mediani in pressione non ha nessuno. Nelle prime tre giornate lo stesso movimento non aveva mai portato a un tiro pulito. Venerdì ne ha portati due in sessanta secondi.

E lo stesso vale, rovesciato, per il vantaggio del Venezia: nasce da una transizione con la difesa viola fuori posizione, cioè dal difetto che la Fiorentina si porta dietro dalla prima giornata. È successo una volta sola nel momento in cui poteva far male, ed è la differenza rispetto alle tre partite precedenti.

Il contesto di stagione

Gol attesi contro gol segnati dal Venezia nelle prime quattro giornate: 3,19 contro 0 con il Lecce, 0,52 contro 0 a Milano, 2,44 contro 2 a Frosinone, 1,03 contro 2 con la Fiorentina

Il conto che sta pagando il Venezia, per una volta, si può quantificare con precisione. In 4 giornate ha prodotto 4,09 punti attesi e ne ha raccolti 0. Nei cinque campionati principali nessun'altra squadra ancora ferma a quota zero si avvicina: il Coventry è a 3,35, il Fulham a 3,24, il Genoa a 1,79. Alla prima giornata il Venezia ha costruito 3,19 gol attesi contro il Lecce, il secondo valore più alto di tutta la prima giornata di Serie A, dietro alla sola Roma, e ha perso 0-2.

Sarebbe comodo fermarsi qui e chiamarla sfortuna. I numeri dicono anche altro: 10,59 gol attesi concessi in 4 partite, 34 ingressi in area subiti contro i 18 fatti. Il Venezia non è una squadra che crea tanto e viene punita da episodi, è una squadra che concede molto e finora non ha incassato niente in cambio dal proprio attacco. 7,19 gol attesi prodotti, 4 gol segnati.

Dall'altra parte la Fiorentina resta un cantiere. I suoi ingressi in area, giornata per giornata, sono 3, 15, 3 e 16: due partite in cui non ha praticamente mai toccato l'area avversaria e due in cui l'ha assediata. Con 5,73 punti attesi e 3 punti veri resta comunque in credito, ma il credito è quasi tutto di venerdì sera.

Il punto onesto

Prima di tutto un buco nei nostri dati, e va detto apertamente. La nostra lista dei tiri non contiene il terzo gol di Mastantuono. Il fornitore registra una sola conclusione per giocatore per minuto, e all'84' ha tenuto la parata e scartato la rete. Di conseguenza i conteggi nella prima grafica sono corti di un tiro per parte, 10 e 18 dove le statistiche ufficiali dicono 11 e 19, e non pubblichiamo il valore in gol attesi di quel gol perché non ce l'abbiamo. I totali di partita, 1,03 e 3,13, arrivano da un campo diverso e restano affidabili.

Secondo: 0,061 non significa che Mastantuono sia stato fortunato e basta. Il modello stima la probabilità media di quel tiro da quella posizione, non la probabilità del tiro di quel giocatore. Un sinistro pulito da 22 metri vale molto di più nei piedi di chi lo sa calciare, e l'argentino ieri ha calciato benissimo due volte. Quello che il numero dice è un'altra cosa, più prudente: se la Fiorentina rimette in scena esattamente la stessa partita contro il Napoli, il risultato più probabile non è 4 gol.

Terzo, la lettura opposta alla nostra, che è difendibile. Si può sostenere che il 4-2 non sia un incidente statistico ma la prova che Vanoli ha cambiato qualcosa di reale: 19 tiri e 10 nello specchio sono tanti, 10 conclusioni già all'intervallo sono tantissime per una squadra che nei 270 minuti precedenti aveva segnato una volta sola. Se crei 3,13 gol attesi non stai vincendo per caso, stai vincendo con margine. In questa lettura i due tiri da fuori sono l'ornamento, non la causa.

La nostra opinione sta in mezzo. Il volume è vero e nuovo, ed è merito di una scelta tattica precisa, quella di lasciare il pallone e aspettare, che contro un avversario che pressa alto ha funzionato subito. La conversione invece è irripetibile, e non c'è modello che la sostenga. Le due cose convivono: la Fiorentina ha meritato di vincere e ha vinto molto più di quanto meritasse.

Il calendario adesso dice tutto. Sabato 19 il Venezia riceve la Lazio, domenica 20 la Fiorentina ospita il Napoli al Franchi. La domanda per la prossima giornata è secca: quanto di venerdì sera era Vanoli e quanto era il sinistro di un ventenne in serata.

T.L.


Vuoi vedere quanto ogni squadra merita davvero la sua classifica? Il Meritometro confronta punti veri e punti attesi. Per chi vuole i modelli e non i titoli, c'è la Nerd Zone.