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Attacco da Denuncia Penale: 22 Gol, il Mistero delle Coordinate Sballate
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Attacco da Denuncia Penale: 22 Gol, il Mistero delle Coordinate Sballate

e l'Arte di Calciare dal Parcheggio

Ventidue gol in trentaquattro giornate di campionato. Ventidue. C'è un momento in cui bisogna smettere di appellarsi alla sfortuna, ai pali, alle traverse, ai portieri avversari in giornata di grazia o alle zolle ribelli del terreno di gioco. Quel momento è ampiamente superato. Una media realizzativa di 0,64 gol a partita non è un "periodo di appannamento" o una "sterilità momentanea": è un difetto di fabbrica strutturale, una patologia clinica irreversibile che sta trascinando il Lecce verso il baratro della Serie B. Il recente e anestetizzante pareggio a reti bianche del Bentegodi contro l'Hellas Verona ci è stato propinato come "un punto d'oro su un campo difficile". A questa squadra non manca "il guizzo"; manca proprio l'alfabetizzazione calcistica offensiva di base.

Per capire l'entità del disastro bisogna aprire i terminali, collegarsi al database e lanciare una query esplorativa, massiva e spietata, sulla tabella shots. È lì che si nasconde la verità. Se estraiamo l'intero dataset stagionale e plottiamo su un campo virtuale le coordinate spaziali X e Y di ogni singolo tiro scoccato dai giallorossi, il grafico di dispersione risultante fa letteralmente sanguinare gli occhi a qualsiasi match analyst. Una squadra funzionale presenta una heat map densa, quasi un grumo rosso fuoco, posizionata all'interno dei sedici metri. Il nostro grafico, invece, assomiglia a un'eruzione cutanea sparsa a casaccio.

I nostri attaccanti calciano da posizioni geografiche in cui le probabilità di fare gol sfidano le leggi della fisica newtoniana: dalla trequarti, vicino alle bandierine del calcio d'angolo, con il corpo sbilanciato all'indietro a trenta metri di distanza, come se stessero cercando di abbattere un drone anziché centrare una porta larga sette metri. Le conseguenze matematiche di questa follia balistica sono disastrose e le leggiamo chiaramente nella colonna xG (Expected Goals): decine di tiri con valore pari a 0.01, 0.02, massimo 0.04. Tradotto dal linguaggio macchina a quello umano: i nostri giocatori prendono sistematicamente decisioni che hanno tra l'1% e il 4% di probabilità di trasformarsi in rete.

Il quadro clinico si fa ancora più grottesco incrociando queste coordinate con le colonne testuali situation e shot_type. In un sistema di gioco come quello che teoricamente vorrebbe proporre Di Francesco, ci aspetteremmo una prevalenza schiacciante della voce "Open Play" con tiri puliti. Invece la tabella è infestata da conclusioni generate in situazioni di caos: rimpalli sporchi, mischie furibonde su calci da fermo, seconde palle calciate alla cieca. Il shot_type rivela una quantità abnorme di tiri sbilenchi, colpi di testa velleitari fuori equilibrio. Manca totalmente la pulizia del gesto tecnico.

E qui arriviamo alla radice marcia del problema: il vuoto cosmico nella colonna player_assisted e nelle righe di lastAction. La maggior parte dei tiri non ha un assistente registrato. Quando invece c'è una voce nella colonna lastAction, non troviamo quasi mai un "Throughball" (filtrante taglia-linee), ma un banale "Pass" orizzontale a venti metri dalla porta. Non esistono triangolazioni veloci, non c'è traccia di inserimenti nello spazio premiati con i tempi giusti. Finché la logica offensiva non verrà radicalmente stravolta, il database continuerà a registrare inesorabilmente nel campo result la parola "Missed" o, tutt'al più, "Saved" — solitamente senza che il portiere debba sporcarsi i guanti.