Diciamolo subito, senza girarci intorno: al Partenio non ci siamo divertiti. 90 minuti lenti, pochi strappi, due gol in tre minuti a metà ripresa e poi un recupero passato con il fiato sospeso.
Il punto però pesa. Si ferma a 5 la serie di vittorie fra campionato e coppa, ma restano 10 punti in 4 giornate, il secondo posto a pari merito con il Mantova e un risultato portato via da uno stadio esaurito, su un campo dove in questa Serie B faranno fatica in tanti. Nesta a fine gara ha detto che per l'Avellino sono due punti persi. Sui numeri ha ragione lui, e vale la pena capire perché.
La partita che il Palermo ha scelto di giocare
L'Avellino si è presentato con il 3-5-2, cioè con due attaccanti veri, Pandolfi e Russo, sempre vicini ai nostri due centrali. Una settimana fa avevamo scritto che il buco di questa squadra sta alle spalle dei terzini: quando Augello sale, dietro non resta nessuno. Contro due punte quel buco diventa un rischio preciso, il 2 contro 2 in mezzo, con Bani e Barba da soli e un pallone verticale che li salta.
Inzaghi quel rischio non l'ha voluto correre. Il Palermo è rimasto in un blocco medio, aggredendo alto solo a tratti quando l'Avellino costruiva dal basso, e per il resto ha aspettato. Pohjanpalo, per una volta, è andato a pressare il primo portatore, con il compito di spingere il gioco avversario verso le fasce, lontano da quei passaggi centrali che avrebbero messo la nostra difesa in parità.
La chiave è stata dietro. Appena il pallone andava in fascia, Augello e Cassandro avevano il tempo di scalare e allinearsi ai centrali. Così la linea non si è quasi mai trovata in parità numerica, ha letto con discreta efficacia palla coperta e palla scoperta, e le due punte di Nesta hanno avuto meno campo di quanto sperassero.
Il prezzo
Ogni coperta ha due lati. Se i terzini devono restare attaccati ai centrali, non possono spingere. E il Palermo che conosciamo vive proprio di quello: la mezzala che apre sull'esterno, l'esterno d'attacco che stringe dentro al campo, il terzino che si sovrappone e arriva sul fondo. Al Partenio quella catena si è vista molto meno del solito. Quando qualcuno è salito lo stesso è stato Augello, quasi sempre da solo, e la manovra si è piegata troppo su quel lato fino a diventare prevedibile.
Per un quarto d'ora il pallone l'abbiamo tenuto noi. Poi l'Avellino si è sistemato nel suo 5-3-2 denso, con le linee di passaggio centrali schermate, e ha cominciato a prendere campo. Palumbo è dovuto venire indietro a raccordare, Ranocchia girava palla sulla trequarti senza trovare il corridoio, Pohjanpalo è rimasto marcato e quasi mai servito in area. Vavassori, a sinistra, non ha trovato la posizione, anche perché Izzo lo ha preso subito e non lo ha più mollato. Gyasi, a destra, ha dato più sostanza in copertura che spunti in attacco.

I numeri raccontano esattamente questo. Il Palermo ha chiuso con 0,53 gol attesi, l'Avellino con 2,06, e le grandi occasioni sono state 4 contro 1. Il nostro unico tiro in porta del primo tempo è arrivato dopo 4 minuti, Vavassori parato da Martinelli. Dall'altra parte, al 37', Pandolfi aveva già costretto Fortin al primo grande intervento, di testa su una punizione tagliata dalla trequarti: Fortin è volato e l'ha messa in angolo.
Due gol in tre minuti
La partita si è mossa quando si sono mosse le panchine.
Nesta ha tolto Pandolfi e messo dentro Cheddira, e al 60' l'Avellino è passato. Russo parte sulla destra, punta Bani, lo supera e mette in mezzo un pallone basso: Cheddira arriva prima di tutti e la mette dentro da due passi. È l'unica volta in cui il meccanismo si è rotto, ed è successo proprio nel modo che si voleva evitare, con un centrale isolato nell'uno contro uno e nessuno a coprirlo. Bani ha sofferto tutta la sera la fisicità e la tecnica di Russo e Cheddira, e lì l'ha pagata.
Inzaghi però aveva appena cambiato due pezzi. Poco prima del gol erano entrati Johnsen per Gyasi ed Estévez per Segre, e il primo è stato il cambio della partita. Johnsen era partito dalla panchina per un piccolo problema al polpaccio. Al 63' l'Avellino perde un pallone in uscita, Johnsen lo dà a Pohjanpalo, se lo fa restituire sull'uno-due e attacca l'area: destro in alto, dove Martinelli non può arrivare. 1-1.
Quel gol dice molto di cosa era mancato nell'ora precedente. Johnsen ha portato quello che a Vavassori e Gyasi non era riuscito: cambio di passo, attacco della profondità, e un Izzo finalmente costretto a correre all'indietro. Pohjanpalo, isolato per un'ora, ha trovato il primo compagno che gli andava vicino ed è diventato decisivo con una sponda sola. Estévez, intanto, ha dato corpo alla mediana, soprattutto sui palloni alti.
La mezz'ora dopo
Qui si poteva vincere. All'81' è partito un contropiede quattro contro due che Izzo ha chiuso di testa sulla linea, e che secondo Inzaghi grida vendetta. Poco dopo Palumbo ha provato il sinistro dal limite, fuori. Gabrielloni, entrato per Pohjanpalo, ha dato vivacità là davanti e nel finale si è preso anche un colpo di testa.
Ma si poteva anche perdere, e parecchio. Nel finale l'Avellino ha trovato le occasioni migliori della sua serata, e le ultime sono arrivate nel recupero con Bani uscito per infortunio e il Palermo in dieci, perché i cambi erano già finiti. Prima Cheddira lanciato a rete, poi Biasci, due volte. L'ultima a pochi secondi dalla fine, da dentro l'area: un pallone da 0,59 gol attesi, più di quanto il Palermo abbia prodotto in tutta la partita.
Fortin le ha prese tutte.

Le mani di Fortin
4 parate contro 1 di Martinelli. I tiri nello specchio dell'Avellino valevano 2,49 gol, ne è entrato uno. Detto più semplicemente: una partita che i numeri davano all'Avellino l'ha pareggiata il nostro portiere.
E non è solo una questione di riflessi. Di Fortin si parla soprattutto per come gioca con i piedi, per la calma con cui fa ripartire l'azione dal basso. Domenica ha fatto vedere l'altra metà del mestiere: il coraggio, la lettura sul tiro ravvicinato, la presenza nel momento esatto in cui la partita stava scappando.
Quello che ancora non va
Bani nell'uno contro uno. Quando la difesa è corta e coperta tiene, quando resta da solo contro un attaccante che lo punta va in difficoltà. Al Partenio è successo più di una volta, e non solo sul gol.
Le palle inattive, in tutti e due i sensi. Le nostre rimesse lunghe e i nostri corner, che a inizio stagione erano un'arma, questa volta non hanno fatto male, perché l'Avellino ha giocatori che quei palloni li sanno difendere. I loro calci piazzati, invece, con la nostra marcatura mista li abbiamo letti male più di una volta, a cominciare dalla punizione del 37'.
E soprattutto la produzione offensiva quando la squadra sceglie di coprirsi. Contro un blocco chiuso, senza la spinta dei terzini, il Palermo fatica a trovare un'altra strada per arrivare in area. Pohjanpalo resta lontano dal gioco, e il pericolo arriva solo dalle giocate individuali di chi entra dalla panchina.
Il punto onesto
Inzaghi ha detto che il pareggio è giusto. Noi pensiamo che sia stato generoso. 2,06 gol attesi contro 0,53, 4 grandi occasioni contro 1, 4 parate del nostro portiere contro 1 del loro: con numeri così, nella maggior parte delle serate, la partita la vince chi gioca in casa. Quando Nesta parla di due punti persi non sta facendo il tifo per i suoi.
La lettura opposta però merita spazio, ed è seria. Andare su un campo difficile, contro una squadra organizzata e fisica, senza Strefezza e senza Hernani, scegliere di non prendere rischi e tornare a casa imbattuti è quello che fanno le squadre che vogliono restare lassù fino a maggio. Inzaghi l'ha detto a modo suo: questa squadra, nelle difficoltà, trova sempre la zampata.
Una settimana fa ci chiedevamo se al Barbera avessimo visto una squadra capace di cambiare pelle o solo una serata riuscita. Al Partenio la pelle l'ha cambiata davvero: da squadra che attacca a sinistra con tutti a squadra che aspetta e protegge i centrali. Il problema è che, per ora, quando si copre smette di creare.
Sabato alle 15 al Barbera arriva il Padova, ultima partita prima della sosta. La domanda è una sola: in casa, con i terzini di nuovo liberi di spingere, il Palermo ritrova la sua catena di sinistra, o anche lì la prima preoccupazione sarà non lasciare soli Bani e Barba?
T.L.
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