Foto: ParisTaras · CC BY-SA 4.0 · Wikimedia CommonsLecce-Roma 0-4: il Lecce è entrato in area avversaria una volta sola
Il verdetto, prima dei numeri
Al Via del Mare è finita 0-4. Doppietta di Malen, gol di Soulé e di Mora, seconda vittoria con quattro gol di scarto in due giornate per la Roma di Gasperini.
Il tabellino dice imbarcata. Per una volta, i numeri dicono qualcosa di peggio.
Il dato che chiude la partita
Ingressi in area: Roma 20, Lecce 1.
Uno. In novanta minuti il Lecce ha portato il pallone dentro l'area di Svilar una volta sola.
Non è un modo di dire e non è un arrotondamento: è il conteggio dei palloni giocati dentro i sedici metri avversari. Venti contro uno.
Da lì discende tutto il resto. La Roma ha prodotto 4,14 gol attesi, il Lecce 1,20. La Roma ha calciato quattordici volte con sette conclusioni nello specchio, il Lecce sette con due. Le occasioni nitide, cioè quelle con almeno il 30% di probabilità di finire in rete, sono sei a una.
E i punti attesi, che misurano quanti punti in media porta a casa una prestazione del genere, dicono Roma 2,85, Lecce 0,10.
Un decimo di punto su tre.
L'unica occasione del Lecce l'ha avuta un difensore
Vale la pena fermarsi su quel «uno a sei» delle occasioni nitide, perché il dettaglio è impietoso.
L'unica vera palla gol del Lecce è arrivata sui piedi di Kialonda Gaspar, che è un difensore centrale. Un tiro, del valore di 0,77 gol attesi, la conclusione più pericolosa dell'intera partita da parte dei padroni di casa.
Il resto dell'attacco leccese ha prodotto questo: Geubbels 0,26 da due tiri, Pierotti 0,01.
Quando la tua occasione migliore ce l'ha il centrale di difesa, il problema non è la giornata storta.
Come ci è riuscita la Roma
Il dato meno appariscente è quello che spiega meglio lo 0-4, ed è il PPDA, cioè quanti passaggi lasci fare all'avversario prima di andare a disturbarlo. Più è basso, più pressi.
Roma 6,5. Lecce 21,9.
La Roma è andata a prendere il Lecce dopo sei passaggi e mezzo. Il Lecce ne ha concessi quasi ventidue. È un divario enorme, ed è la stessa firma vista una settimana fa contro la Fiorentina, quando il PPDA era 8,2 contro 19,1.
Recuperare il pallone dopo sei passaggi significa recuperarlo vicino alla porta avversaria. I venti ingressi in area non sono un caso: sono la conseguenza aritmetica di dove la Roma ha ripreso la palla.
Otto gol, 7.92 attesi
Adesso la parte che rende questa Roma diversa da quasi tutte le altre squadre di cui abbiamo scritto in queste due settimane.
| Partita | Gol | Gol attesi | |---|---|---| | Roma-Fiorentina | 4 | 3,78 | | Lecce-Roma | 4 | 4,14 | | Totale | 8 | 7,92 |
Otto gol segnati, 7,92 creati. Scarto: più otto centesimi.
Praticamente zero. In due giornate la Roma ha segnato esattamente quanto ha prodotto, il che significa che questi due 4-0 non contengono niente da restituire alla statistica. Non è una squadra che sta viaggiando sopra le proprie possibilità: è una squadra che sta facendo quello che crea.
È l'esatto opposto dell'Inter, che alla prima giornata ha battuto 4-1 il Monza creando 1,54 e poi a Cagliari ha creato 3,97 vincendo 1-0. Stessi sei punti, storie completamente diverse.
Donyell Malen merita la riga finale: cinque gol in due partite, da 3,80 gol attesi personali. Anche lui sta sopra la media, ma non di tanto, e ci arriva perché la squadra lo mette ripetutamente in posizioni buone. Contro il Lecce ha accumulato 2,14 gol attesi da cinque conclusioni.
E il Lecce? Il conto era annunciato
Qui dobbiamo citare noi stessi, perché è l'unico modo per essere onesti.
Sette giorni fa il Lecce aveva vinto 2-0 a Venezia. Ne avevamo scritto, e la frase era che quella era la partita più ingiusta d'Europa: il Venezia aveva creato 3,19 gol attesi contro i 2,45 del Lecce, aveva avuto cinque occasioni nitide, e aveva perso 0-2.
Avevamo scritto che il Lecce aveva finalizzato in modo eccellente e che sull'arco di una stagione quella precisione è un talento, ma che il 2-0 non descriveva quello che era successo in campo.
Sette giorni dopo, contro un avversario di livello, il Lecce ha prodotto un ingresso in area.
Non lo scriviamo per compiacerci, e non è una previsione azzeccata: nessuno poteva sapere che sarebbe finita 0-4. È solo la cosa più banale di questo mestiere, cioè che i risultati costruiti sopra le prestazioni prima o poi tornano al loro posto, e di solito lo fanno tutti insieme.
Il punto onesto
Due giornate restano due giornate, e le conclusioni definitive a inizio settembre sono sempre premature.
Ma due cose reggono già.
La Roma è, in questo momento, la squadra della Serie A il cui rendimento assomiglia di più alle sue prestazioni. Otto gol da 7,92 attesi, due partite dominate nello stesso modo, con lo stesso pressing e la stessa firma. Non c'è niente in quei sei punti che dipenda dalla fortuna, ed è la ragione per cui questa partenza va presa più sul serio di altre partenze uguali in classifica.
Il Lecce ha un problema di produzione, non di risultati. Un ingresso in area in novanta minuti non si spiega con la sfortuna e non si corregge da solo. È il numero da guardare fra tre giornate, molto più della classifica.
Controlla tu. Nel Meritometro trovi il verdetto di ogni partita di Serie A sulla base delle occasioni e non del risultato, e nella Nerd Zone puoi vedere dove la Roma ha costruito quei 4,14 gol attesi, tiro per tiro.