Una settimana fa ci eravamo chiesti quanto potesse reggere una squadra che arriva in area tre volte a partita. Il Cagliari ha risposto a Udine portandoci un pallone solo in novanta minuti, e vincendo. L'Udinese ha calciato 26 volte per 1,85 gol attesi ed è rimasta a zero. Dopo cinque giornate il Cagliari ha 12 punti da 5,77 attesi: nessuna squadra dei cinque campionati ha uno scarto più grande.

Sette giorni fa, chiudendo il pezzo sulla vittoria del Cagliari a Bergamo, avevamo lasciato una domanda: quanto regge una squadra che entra in area tre volte a partita.

La risposta è arrivata sabato all'ora di pranzo, ed è più estrema della domanda. A Udine il Cagliari in area ci è entrato una volta. Una. Ha segnato e ha vinto.

Il verdetto, prima dei numeri

I gol attesi dicono 1,85 per l'Udinese e 0,64 per il Cagliari, i punti attesi 2,31 contro 0,48. Le conclusioni sono 26 contro 5, gli ingressi in area 13 contro 1.

È la partita più a rovescio della quinta giornata italiana, e il secondo risultato più improbabile del fine settimana europeo per come i due dati si allontanano.

Confronto statistico fra Udinese e Cagliari: gol attesi 1,85 contro 0,64, tiri 26 contro 5, ingressi in area 13 contro 1

Il numero: 31,1

Trentuno virgola uno è il PPDA del Cagliari, cioè il numero di passaggi che ha lasciato fare all'Udinese prima di andare a disturbarla.

Per dare la misura: la media del campionato sta attorno a 13, la Roma pressa a 8, e sopra 20 si è già nel territorio delle squadre che aspettano. Trentuno vuol dire che il Cagliari, in pratica, non è mai uscito dalla propria metà campo per andare a prendere il pallone. Ha lasciato all'Udinese il possesso, il campo e la noia di doverci fare qualcosa.

È una scelta, non una resa, e la prova è il tipo di occasioni che l'Udinese ha costruito. Ventisei conclusioni per 1,85 gol attesi fanno una media di 0,07 a tiro, cioè un tiro su quattordici. Le due volte in cui il blocco si è aperto sono arrivate a cavallo dell'ora di gioco: un destro da 0,316 e soprattutto una conclusione da calcio d'angolo da 0,555, la più pericolosa della partita, parata.

Poi, quattro minuti dopo quella parata, il Cagliari è andato una volta in area e ha segnato: sinistro da dentro l'area, 0,422, l'unica conclusione vera dei suoi novanta minuti.

Il piano, e perché non è fortuna

Vale la pena guardare come il Cagliari ottiene questi risultati, perché la parola che verrà usata ovunque è "fortuna" e non è precisa.

La squadra difende con due linee strette dentro il proprio terzo di campo, non concede profondità alle spalle e accetta di farsi tirare addosso da fuori area. Tutto il pericolo che l'avversario produce arriva dalla ripetizione: tanti tiri di bassa qualità, qualche calcio d'angolo, ogni tanto una mischia. Quando la partita si sporca in area, il Cagliari ha sempre un uomo in più dentro, perché non ne ha mandati avanti.

Dall'altra parte, l'unica uscita costruita è verticale e immediata. A Bergamo era stata la palla dietro la linea difensiva, a Udine è stata una transizione secca conclusa dal tiro dell'unico giocatore arrivato in area.

Il conto stagionale di questo modo di stare in campo è impressionante e insostenibile insieme: in cinque partite il Cagliari ha fatto 13 ingressi in area e ne ha concessi 51. Ha segnato 5 gol da 5,45 attesi, quindi in attacco è perfettamente in media. Ha subito 2 gol da 8,77 di occasioni concesse, ed è tutta lì l'anomalia.

Il Cagliari dopo cinque giornate: 12 punti contro 5,77 attesi, 2 gol subiti contro 8,77 di occasioni concesse

Dodici punti da 5,77

Lo scarto fra punti veri e punti attesi del Cagliari è di +6,23. Non c'è niente di simile nei cinque campionati principali in questo momento, e non c'era niente di simile nemmeno in tutta la scorsa stagione a questo punto del calendario.

Due letture, entrambe vere. La prima: sei punti in più di quelli che i numeri gli darebbero sono, nel lungo periodo, un prestito. Le difese che concedono 10 ingressi in area a partita finiscono per prendere gol, e quando cominciano a prenderli la classifica scende in fretta.

La seconda, che è quella che i tifosi hanno ragione a rivendicare: intanto i punti sono in cassa, e nessuno li toglie. Una squadra può benissimo decidere che il suo campionato è questo, difendere l'area e vincere 1-0. Diventa un problema quando serve rimontare, perché con un ingresso in area a partita non si rimonta niente.

L'Udinese, dall'altra parte, esce dal sabato con 4 punti da 4,98 attesi. Il suo problema non è la mira, è la qualità di quello che costruisce: 38 ingressi in area in cinque giornate e 7,08 gol attesi, cioè tanti palloni portati dentro e pochissimi trasformati in occasioni vere.

Il punto onesto

Primo, i dati sono puliti: la somma delle conclusioni torna con i totali della partita per entrambe, e il gol c'è.

Secondo, la lettura opposta. Chi difende il Cagliari dice che gli xG non misurano il valore di una difesa che costringe l'avversario a tirare da fuori: se l'Udinese arriva a 26 conclusioni ma la migliore vale 0,55, forse il merito è del blocco sardo e non del caso. È un argomento serio, e il modo di verificarlo è aspettare: se fra dieci giornate il Cagliari concederà ancora 1,75 gol attesi a partita e ne subirà mezzo, allora la scusa del caso non regge più.

Terzo, quello che pensiamo. Il piano del Cagliari è buono e allenato, e il modo in cui arriva alle poche occasioni che si costruisce non è casuale. Casuale è il resto: due gol subiti da quasi nove di occasioni concesse. La domanda di sette giorni fa resta aperta, ma adesso ha un numero più preciso attaccato: quanto regge una squadra che entra in area due volte e mezzo a partita e ne concede dieci.

Alla ripresa, l'11 ottobre, il Cagliari riceve la Juventus, che finora ha concesso meno gol attesi di tutti in Italia.

T.L.


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