Foto: kallerna · CC BY-SA 4.0 · Wikimedia CommonsIl Napoli ha tirato ventotto volte e la prima occasione è arrivata nel recupero
Il Venezia arrivava a questa partita con zero punti in sei giornate e sedici gol subiti. Il Napoli arrivava con De Bruyne, Højlund, Anguissa e Lang in panchina, cioè con una riserva di qualità che in Serie A hanno in due o tre.
È finita 1-0 per il Venezia. E nel dibattito del giorno dopo si è imposta una lettura: con ventotto tiri a nove, gli azzurri non avrebbero mai e poi mai meritato di perdere. È una lettura che si regge su un conteggio, ed è il conteggio sbagliato.
Ventotto tiri, una sola occasione
Ventotto conclusioni. Dodici murate, nove nello specchio, zero gol. Sommate, valgono 2,50 gol attesi: un numero che a prima vista dà ragione a chi parla di dominio.
Poi si aprono le tre colonne che lo compongono, e il quadro cambia. Da calcio d'angolo il Napoli ha tirato dieci volte per 0,66. Dal dischetto una volta sola, per 0,76. Su azione, in diciassette conclusioni, 1,08.
Dentro quel 1,08 c'è il dato della partita: per tutti i novanta minuti regolamentari, la miglior palla costruita dal Napoli su azione valeva 0,08 gol attesi. Non 0,8. Zero virgola zero otto, cioè una conclusione che entra meno di una volta su dieci. L'unica occasione vera su azione arriva al 92', un colpo di testa di Badiashile da 0,45, e arriva quando la partita era già persa.

C'è un altro modo di dirlo, ed è forse il più brutale. Il rigore, da solo, valeva più di tutte le sedici conclusioni su azione che il Napoli aveva messo insieme nei novanta minuti precedenti.
E c'è il cronometro. La prima parata vera di Stankovic è arrivata al 58'. Tutti e nove i tiri nello specchio del Napoli sono arrivati dopo quel minuto: per quasi un'ora, la squadra con la panchina più ricca del campionato non ha costretto il portiere avversario a un solo intervento.
Il blocco di Nicola, e due palloni tolti dalla linea
Davide Nicola era all'esordio e non ha cambiato quasi niente rispetto alla squadra che aveva perso a Bergamo: l'unica novità era Haps a sinistra, al posto dell'infortunato Correia. Ha cambiato il posto in cui quella squadra aspetta.
Il Venezia ha tenuto la linea difensiva a 44 metri nel primo tempo e a 37 nella ripresa, e non ha praticamente mai pressato: il suo PPDA è 36,8, cioè ha concesso quasi trentasette passaggi avversari per ogni intervento difensivo. È la scelta opposta a quella del Napoli, che ha chiuso a 11,4.
Il resto lo hanno fatto i corpi. Dodici tiri murati, e due palloni tolti dalla linea: Haps al 30' sulla conclusione ravvicinata di Rrahmani dopo un angolo, Juan Jesus nella ripresa sul tap-in che Højlund aveva già fatto. In mezzo, il Napoli ha costruito il 75% delle sue azioni dalle fasce, con un 3-4-3 in cui McTominay e Giovane facevano gli esterni pur non essendolo, e ha finito per crossare dentro un'area dove il Venezia aveva sempre un uomo in più.
Dieci ingressi in area contro tre. Ventotto tiri. E la miglior palla su azione a 0,08.
Il gol e il rigore
Il gol del Venezia non è una cosa bella. Al 49' Rrahmani liscia un rinvio di testa, Adams si avventa, il destro viene deviato da Meret e finisce dentro. Vale 0,11: entra una volta su nove.
Il rigore arriva al 68', per il fallo di Moreno su Højlund. Vale 0,76, è la conclusione più pericolosa dell'intera partita da una parte o dall'altra, e Stankovic la para.
Sommando tutto quello che il Venezia ha prodotto in novanta minuti si arriva a 0,68, cioè meno di quel singolo rigore. Nove tiri, quattro nello specchio, un gol. Non è una prestazione, è un piano difensivo riuscito più l'episodio che serviva.
Quello che i ventotto tiri non dicono
Qui va detta la cosa scomoda per chi, come noi, lavora sui numeri. Un Napoli che tira ventotto volte e perde è, in media, un Napoli che vincerà la prossima. Su dieci partite giocate così, il Napoli ne vince sei o sette: il modello dice che questa è andata storta e che il conto si riaprirà.
Ma la media non assolve la forma delle conclusioni. Tirare ventotto volte senza mai arrivare a una palla da gol su azione non è sfortuna, è un modo di attaccare che funziona solo quando l'avversario esce. Il Venezia non è uscito, e il Napoli non ha avuto un'alternativa: niente verticalizzazioni pulite, niente inserimenti dai braccetti, il centravanti isolato e il pallone che gira attorno all'area. La stessa cosa era già successa contro il Como e contro il Genoa.
In sette giornate il Napoli ha 10 punti da 14,28 meritati. Lo scarto è reale e dice che qualcosa tornerà indietro. Il punto è che tornerà indietro solo se cambia il tipo di palle che questa squadra riesce a costruire.
E non è stata nemmeno l'unica
Il giorno dopo, a Firenze, è andata in scena la versione ancora più estrema. Il Como ha vinto 3-1 con tre gol che valgono 0,03, 0,11 e 0,14: ventotto centesimi di gol attesi in totale, meno di un terzo. La Fiorentina ha tirato diciannove volte per 2,76 e ha quattro occasioni nitide nel conto.
Il dato più assurdo della giornata è un altro ancora. In novanta minuti il Como ha completato un solo passaggio dentro gli ultimi venti metri, contro i sette della Fiorentina. Ha vinto segnando tre gol senza praticamente mai entrare in area con il pallone fra i piedi.
Due partite in due giorni, due squadre che hanno prodotto e hanno perso. È il tipo di fine settimana che fa sembrare inutile qualsiasi modello, ed è esattamente quello per cui i modelli esistono: per dire, lunedì mattina, quale delle due cose è destinata a ripetersi.
Sabato alle 18 il Napoli ospita la Roma al Maradona. Il Venezia va a Genova domenica, contro un Genoa che ha 4 punti e ne ha meritati 7,01, cioè l'ennesima squadra che in questo campionato raccoglie meno di quanto costruisce.
T.L.
Il verdetto partita per partita è nel Meritometro. Per chi vuole i modelli e non i titoli, c'è la Nerd Zone.